Quattro grandi ustionati dell’incendio di Crans-Montana sono curati all’ospedale di Morges. Tutti hanno subito un lungo ricovero in terapia intensiva, chi in Svizzera chi all’estero. Tra loro c’è Roze, che ha accettato di testimoniare davanti alle telecamere di RTS. Tornata dal Belgio dopo 17 giorni di coma, la giovane donna racconta l’incendio, i suoi innesti di pelle e gli incubi persistenti.
“Ho cominciato a spiegare ai miei genitori come è andata, perché posso dimenticarlo in qualsiasi momento. Preferisco quindi condividerlo con delle persone, così loro lo sapranno se dovessi dimenticare a causa del trauma”, confinda in un’intervista al programma 19h30.
La giovane donna torna dal Belgio, dove ha trascorso 17 giorni in coma in un ospedale specializzato. Il suo corpo porta i segni dell’incendio. “Ho avuto un innesto per le mie mani. Mi hanno preso della pelle dalla coscia destra (...) e quindi ho subito due operazioni alle mani. Per il mio viso, hanno messo della pelle sulle mie ustioni e una volta che sono guarite sotto, l’hanno tolta. E per la parte bassa della schiena invece non hanno fatto niente, hanno lasciato all’aria”, spiega Roze.
“Non mi aspettavo che fosse così rapido”
La sera del dramma, Roze era stata ingaggiata per filmare la festa per il bar Le Constellation. “Una volta che ho finito di filmare, mi sono girata, e sul soffitto, sopra il bar, ho visto che c’era un principio di incendio e per essere onesta, non mi aspettavo che fosse così rapido (il propagarsi del rogo, ndr)”, spiega.
La giovane donna sale poi rapidamente al piano superiore, ma non è facile uscire dal locale: “Un’ondata di persone è salita e tutti si sono spinti e sono caduti all’entrata, perché c’era una sola uscita”, racconta.
Una volta fuori, Roze corre sulla strada e si dirige verso un’auto. Chiede agli occupanti del veicolo di chiamare i soccorsi, sapendo che ci sarebbero stati dei feriti.
“Ho cercato di trovare un posto dove mettere le mie mani nell’acqua, perché non mi sono resa conto che il mio viso era bruciato”, precisa.
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Notti difficili
Dalla notte del dramma, le notti sono sempre complicate per la giovane donna. “Durante la guarigione, era molto importante per me avere sempre qualcuno al mio fianco, perché mi capita sempre di avere paura. Non posso quindi assolutamente restare sola la notte. Facevo molti, moltissimi incubi, soprattutto quando ero in Belgio. Non erano necessariamente incubi dell’incendio in sé, ma sognavo il fuoco”, dice.
Nonostante tutto, Roze pensa di tornare sul luogo delle tragedia. “All’inizio, non volevo tornare subito a Crans-Montana, perché i ricordi erano molto legati a quel posto, ma mi piacerebbe comunque andare a depositare dei fiori e forse andare a visitare altri feriti”.
Ma prima di questo, la giovane donna dovrà ancora aspettare. La sua lunga convalescenza è lontana dall’essere terminata.

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