Svizzera

Crans-Montana, la sfida della riabilitazione post-ustioni

L’intervista al ticinese Gianni Roberto Rossi, direttore delle due cliniche SUVA: “In Svizzera sono le uniche specializzate nella presa in carico dei pazienti che necessitano una riabilitazione per gravi ustioni”

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Una delle due cliniche, quella di Bellikon nel Canton Argovia
05:57

Le cliniche di riabilitazione per ustionati

Prima Ora 20.01.2026, 18:00

  • RSI
Di: Prima Ora - Fabio Storni / M. Ang. 

Sono passate quasi tre settimane dal dramma di Crans-Montana. I primi pazienti dimessi dagli ospedali hanno iniziato il percorso di riabilitazione. In Svizzera esistono due centri specializzati in questo settore, le cliniche SUVA: una è nel canton Argovia e l’altra è proprio in Vallese, a Sion. Solitamente curano una trentina vittime con gravi ustioni all’anno, ora si stanno preparando ad accoglierne un numero molto più elevato.

“Le due cliniche della SUVA oggi, nel panorama sanitario svizzero, sono le uniche due cliniche specializzate nella presa in carico di questi pazienti, che necessitano una riabilitazione dovuta a gravi ustioni”, spiega alle telecamere di Prima Ora il direttore delle due strutture, il ticinese Gianni Roberto Rossi, ricordando le vittime del tragico incendio.

“Siamo pronti ad accogliere i sopravvissuti - spiega Rossi -. Abbiamo anche un team specifico, dotato di psicologi, psichiatri che prende in carico questi pazienti sotto il profilo, prettamente psicologico. Il paziente nel nostro percorso ricopre un ruolo fondamentale, nel senso che ha una parte integrante del risultato che noi dovremmo poi raggiungere. Dobbiamo riuscire a renderlo partecipe perché una parte importante del lavoro è effettuata anche dal paziente stesso”.

Siete pronti? Avete bisogno di più personale?

“Abbiamo i nostri specialisti. C’è una formazione specifica e facciamo formazioni continue. Per esempio, quello che abbiamo messo in atto da subito, quindi dal 1° gennaio, è una formazione interna particolare, che ci permette di aumentare queste risorse specialistiche in casa. Potremo acquisire personale supplementare, come intendiamo fare, però sarà personale che non sarà specializzato nella cura di questi pazienti. Faremo una formazione interna per aumentare le risorse specialistiche in questo campo”.

I pazienti che arriveranno dopo l’incendio di Crans-Montana sono soprattutto giovani. Questo rende diversa la riabilitazione?

“Ci sono aspetti che vanno considerati. Il primo è che il paziente giovane si trova in una fase evolutiva; va tenuto conto anche di questo, visto che ci sono ferite, ci sono cicatrici e queste vanno gestite dal terapista specializzato insieme allo specialista della chirurgia plastica del centro universitario. La fase evolutiva del paziente può avere un impatto anche su questo fattore. C’è poi l’aspetto della famiglia. Nella riabilitazione il contesto familiare e sociale è sempre importante però, chiaramente, quando parliamo di persone di 15 anni, la vicinanza con la famiglia è fondamentale, è ancora più importante. Anche qui siamo già pronti per quei pazienti, magari romandi, che arriveranno. Offriremo anche la possibilità di un soggiorno alla famiglia qui, sul posto”.

È stato un incendio tragico, fuori dal comune. Voi siete pronti a giocare il vostro ruolo?

“Come ho sempre detto dal primo giorno: l’obiettivo mio, nostro, di tutta la direzione, è quello di poter dar seguito a tutte le richieste che ci saranno fatte. Riteniamo, avendo adesso anche un certo lasso di tempo a disposizione, di essere in grado di prendere in carico questi pazienti. Vogliamo fare la nostra parte, vogliamo essere d’aiuto per questi pazienti, anche perché è il nostro ruolo”.

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