La testimonianza

Matteo Sudan: rinascere dalle fiamme con forza e determinazione

Dal coma e le cicatrici alla voglia di vivere: la storia di un grande ustionato che ha trasformato il dolore in resilienza e sostegno per gli altri - Il fondamentale ruolo dei familiari nella testimonianza della madre Francesca Sganzini

  • Un'ora fa
  • Un'ora fa
Matteo Sudan con la mamma Francesca Sganzini
11:16

Una vita nuova malgrado il fuoco

RSI Falò 13.01.2026, 21:10

  • RSI
Di: Alessandra Maffioli (Falò) 

Oggi Matteo Sudan ha 38 anni ed è un uomo soddisfatto della vita. È un grande ustionato, sopravvissuto a un drammatico incidente d’auto quando ne aveva 19. Sedeva a fianco di un amico che stava guidando per la campagna friburghese, quando la macchina finì contro una stalla e si incendiò.

“Ho dovuto attraversare il fuoco per uscire – racconta a Falò - e sono rimasto ustionato sul 65% del corpo”.

Matteo è rimasto in coma farmacologico al CHUV di Losanna per un mese e mezzo. Sua madre Francesca Sganzini ricorda così quel periodo: “È stato un mese e mezzo di presenza… di canzoni di quando era bambino”, un filo affettivo per tenerlo ancorato alla vita.

Nei mesi successivi ha subito trapianti di pelle sull’avambraccio, le gambe e la mano sinistra. Ha vissuto stati d’ansia e depressione. “All’inizio mi hanno imbottito di antidepressivi, ma dopo un po’ mi sono detto: butto via tutto”. Così ha fatto e grazie alla sua forza interiore e alla presenza, costante, di sua madre e delle sue sorelle, ha iniziato il lungo percorso verso la guarigione.

Francesca serba il ricordo di un giovane guerriero, capace di lottare giorno dopo giorno: “Non hai mai perso la speranza… hai continuato a batterti”, gli dice guardandolo ancora emozionata 20 anni dopo.  Una battaglia quotidiana, malgrado la debolezza fisica, la perdita di 20 chili, la fatica, ma, per fortuna, un dolore sopportabile.

Grande sportivo, atleta di mountain bike, Matteo ha applicato lo stesso rigore durante la convalescenza. Fisioterapia, ergoterapia, esercizi quotidiani ripetuti con costanza. Ha adottato un approccio mentale preciso: “Ci vuole tempo, non bisogna sovrastimare quello che si può fare in qualche mese, ma neppure sottostimare quello che si può fare in diversi anni”.

Uno dei momenti più difficili? Affrontare lo sguardo degli altri. “Ricordo quando abbiamo cominciato a uscire e la gente ti guardava” dice Francesca. Ma Matteo ha trasformato anche questa difficoltà in qualcosa di positivo: “Penso che l’effetto che lo sguardo degli altri ha su di noi dipende da quello che facciamo. Per questo appena ho potuto ho cercato di riprendere una vita il più possibile normale”.

Oggi Matteo ha una vita piena. “La mia vita era fantastica prima e lo è stata anche dopo”, afferma con determinazione. Il suo messaggio a chi attraversa esperienze simili è chiaro: “Il sostegno è molto importante, una motivazione in più per andare avanti”. Per questo si è offerto, insieme a sua madre, di portare supporto alle famiglie e ai feriti di Crans Montana che ne avessero il desiderio.

Matteo e sua madre Francesca offrono consigli preziosi per chi si trova ad affrontare situazioni simili:
- La necessità di avere una visione a lungo termine nel processo di guarigione
- L’importanza di essere presenti e far sentire la propria vicinanza ai pazienti, anche durante il coma
- L’importanza del sostegno familiare e degli amici.

logo.png

Tutte le edizioni di Falò

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare