Gli avvocati dei coniugi Moretti hanno preso la parola per la prima volta dal rogo al Constellation, nel quale hanno perso la vita 40 persone. I rappresentanti legali dei proprietari del locale, Jacques e Jessica, hanno rilasciato un’intervista alla RTS, nella quale vengono ripercorsi gli attimi concitati dopo lo scoppio fiamme e parlano della sicurezza nella struttura.
“Non abbiamo parlato fino ad adesso perché c’è un momento per il silenzio, per rispetto verso vittime, a chi lotta per vivere e verso i loro cari. Ma c’è anche un tempo per le parole, parole di empatia e parole che restituiscono la verità che è stata distorta. Non farà passare il dolore, ma potrebbe permettere di contenerlo e di frenare alcune derive”, afferma l’avvocata Yaël Hayat. “Loro erano i proprietari di quel luogo e come tali si sentono responsabili. Queste morti sono anche le loro morti. Le vittime erano l’anima del Constellation”.
Secondo i primi elementi dell’indagine, a provocare l’incendio è stato il contatto tra le scintille dei fuochi d’artificio accesi sulle bottiglie e la schiuma fonoassorbente del soffitto. Una versione che non viene contestata dai coniugi Moretti. “Ricordiamo che Jessica era sul posto, ha visto le bottiglie scintillanti ed è stata una delle prime ad accorgersi delle fiamme e a precipitarsi su per le scale. Perché le parole di suo padre, che è pompiere, le risuonavano nella testa: se vedi delle fiamme bisogna chiamare i pompieri - indica l’avvocata -. Ed è quello che ha fatto. Pensava di poter tornare indietro ma tutto si è svolto molto velocemente. È scoppiato l’incendio e lei non è potuta tornare indietro. Ma è rimasta sul posto, sempre, fino alle tre del mattino”.
“Jessica non è scappata con la cassa”
Alcuni media, nei giorni seguenti all’incendio, hanno detto che Jessica Moretti era scappata dal locale con la cassa. Una versione dell’accaduto che gli avvocati contestano: “È una falsità - dice Hayat -. Rientra in una sorta di follia sacrificale che si è diffusa. Lei si è solo precipitata su per le scale con il solo e unico scopo di avvisare i vigili del fuoco. È quello che è stato fatto ed è provato. Non esiste alcun video di Jessica che se ne va con la cassa”.
Acquisto della schiuma fonoassorbente: “Jacques ha spiegato ai distributori a cosa fosse destinata”
Per quanto riguarda l’acquisto, da parte di Jacques Moretti, della schiuma fonoassorbente, l’avvocato Patrick Michod indica: “Ha sempre spiegato di aver acquistato questa schiuma spiegando a cosa era destinata. Era destinata a un edificio pubblico e ha chiaramente chiesto ai distributori se questa schiuma presentasse dei pericoli. E rispecchia esattamente lo stato d’animo che ha sempre avuto, ovvero quello di non correre il minimo rischio”.
“A riprova di quello che stiamo dicendo - dice l’avvocato Nicola Meier -, è che da quando è avvenuta questa tragedia, se frequentate i negozi che distribuiscono questa schiuma, vedrete che sono spuntate avvertenze in grassetto e a caratteri cubitali che indicano che la schiuma può presentare rischi di infiammabilità. Non era così quando Jacques Moretti ha acquistato la schiuma. Quindi, bisognerebbe chiedersi quali informazioni gli siano state comunicate. Non è lui lo specialista della schiuma, ma chi la vende ed è a lui che bisognerebbe rivolgersi”.
“Se parliamo di responsabilità dobbiamo concentrarci solo sulle uscite di sicurezza”
Per quanto riguarda le vie di fuga, Meier indica che “nel seminterrato c’era un’uscita di sicurezza. E poi al piano terra, oltre alla porta d’ingresso del bar, c’era anche quella che viene chiamata una porta di servizio. L’uscita di sicurezza è dotata di una maniglia antipanico che non può essere chiusa o bloccata. Quindi era chiaramente aperta. La porta di servizio, che si trova al piano terra, a quanto pare era dotata di un chiavistello che era stato azionato. Sarà necessario capire per quale motivo è stato azionato e chi lo ha azionato. Ma ciò che bisogna capire a questo punto è che una porta di servizio non è destinata ad essere un’uscita di sicurezza. Tutti rimpiangono in questa tragedia che la porta di servizio non fosse aperta, ma se parliamo di responsabilità dobbiamo concentrarci solo sulle uscite di sicurezza”.












