Svizzera

Generazione Z e lavoro: oltre gli stereotipi

Un annuncio di lavoro che esclude i nati dopo il 1995 rilancia il dibattito su valori, produttività e dialogo tra generazioni

  • 37 minuti fa
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Mondo del lavoro, sfide generazionali

Prima Ora 26.02.2026, 18:00

Di: Prima Ora - LP 

Un annuncio di lavoro pubblicato da una spitex svizzera ha fatto discutere negli ultimi giorni: l’azienda esclude esplicitamente la generazione Z (i nati tra il 1995 e il 2010 circa) stigmatizzando chi “si dà malato il lunedì e il venerdì”. Il fatto ha aperto un dibattito più ampio: chi sono davvero i giovani lavoratori di oggi, e come si inseriscono nel mondo del lavoro? Se ne è parlato a Prima Ora.

Oltre lo stereotipo della pigrizia

Il ritratto della generazione Z come “refrattaria alla gavetta” o poco resistente allo stress è, secondo gli esperti, una semplificazione pericolosa. “È una generazione che vuole autonomia, che vuole uno spazio e che vuole responsabilità”, spiega Nicola Giambonini, responsabile CSR dell’Associazione Industrie Ticinesi (AITI).

I dati confermano questa lettura: il numero di aziende fondate da under 30 è aumentato significativamente negli ultimi cinque anni. “L’intraprendenza imprenditoriale è un bello specchio di questa volontà”.

Sono giovani che hanno voglia di mettersi in gioco, come ha sostenuto Siegfried Alberton, responsabile formazione continua della Scuola universitaria federale per la formazione professionale (SUFFP). In questo momento “ci sono moltissimi giovani che fanno fatica proprio a entrare per la prima volta” nel mercato del lavoro. “Urlano a gran voce: dateci una possibilità di esprimere i nostri talenti, le nostre capacità”.

Cambio di valori

Ciò che si registra dunque non è la mancanza di operosità o di spirito di iniziativa, quanto una mutazione dei valori. “La società è cambiata e i giovani vivono in un mondo che non era quello della mia generazione”.

La vera questione, si chiede Giambonini, è se nel mondo aziendale tradizionale i giovani trovino lo spazio per esprimere i propri valori. “Forse la malattia del lunedì o del venerdì potrebbe essere correlata a condizioni aziendali che non aiutano ad assumere autonomia e responsabilità”.

Questa mutazione valoriale può avere ricadute concrete nelle aziende. Si osserva “un problema di parziale incomunicabilità fra generazioni che porta oggettivi problemi di produttività, perché i processi aziendali non funzionano più come devono”, spiega Giambonini. Ma precisa: “Questo è un problema che non è solo aziendale: è un problema che esiste nelle famiglie, è un problema che esiste nelle scuole”.

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Le soluzioni

Le aziende ticinesi, che vedranno 8’000 persone l’anno andare in pensione da qui al 2035, sono consapevoli del problema. “Il tema è sul tavolo”, dice Giambonini. “Ma c’è un po’ di fatica a passare dall’identificazione del problema alla ricerca di soluzioni. Bisogna svestirsi dei propri pregiudizi e provare a costruire soluzioni insieme”.

La ricetta, per entrambi gli esperti, è semplice nella teoria quanto difficile nella pratica: il dialogo. “Bisogna mettere in situazione le diverse generazioni, permettere loro di esprimersi, dare fiducia ai ragazzi e costruire insieme”, conclude Alberton. “Ed è il senior che deve fare il primo passo”.

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