L’attentato alla stazione di Winterthur è approdato in Parlamento a Berna; se n’è parlato martedì al Consiglio degli Stati a margine di una mozione, approvata tacitamente, che chiede un monitoraggio nazionale della radicalizzazione e dell’estremismo in Svizzera.
La mozione era già da tempo all’ordine del giorno, non era quindi direttamente legata ai fatti di Winterthur, dove un 31enne, ora in carcere, ha accoltellato tre persone. È stato tuttavia impossibile non affrontare l’attualità durante le discussioni alla Camera alta, anche perché lo scopo dell’atto parlamentare è proprio quello di garantire una migliore prevenzione di fatti come quelli della scorsa settimana.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/L%E2%80%99attentatore-di-Winterthur-faceva-proselitismo-gi%C3%A0-ai-tempi-della-scuola--3780259.html
Un primo accenno diretto è arrivato da Beat Jans, consigliere federale e capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, che in aula ha spiegato che il caso di Winterthur dimostra l’importanza della gestione delle minacce nei cantoni e di un coordinamento efficace fra tutti i servizi e le autorità coinvolte”. Jans ha poi ringraziato le forze d’intervento, le quali, agendo rapidamente e con professionalità – ha detto – hanno evitato conseguenze ancora più gravi. Ha poi aggiunto che “nel caso di disturbi psichici la valutazione dei rischi e la prevenzione sono particolarmente difficili. È quindi fondamentale che le autorità competenti garantiscano il flusso di informazioni tra tutte le parti coinvolte, applicando con coerenza le misure esistenti”.

Aggressione alla stazione di Winterthur, tre feriti
RSI Info 28.05.2026, 12:37
Un accenno all’accoltellamento è arrivato anche dalla deputata argoviese del Centro Marianne Binder-Keller: “Quando, come a Winterthur, si verifica di nuovo qualcosa di sconvolgente, ci perdiamo in ogni tipo di spiegazione sul passato dell’autore, mentre la cosa più importante è il controllo preventivo, la sicurezza interna in cui si deve investire maggiormente per non lasciare campo libero a società parallele”.
Rilevamento nazionale e sistematico
La mozione, avallata dagli Stati e che gode dell’appoggio del Governo, verrà molto probabilmente approvata anche dal Nazionale. L’aveva depositata Heidi Z’graggen, pure del Centro, e chiede appunto un monitoraggio della radicalizzazione e degli estremismi in Svizzera.
Il testo chiede un rilevamento nazionale e sistematico di tutte le forme di radicalizzazione ed estremismo, compresi i loro percorsi, le differenze regionali e le esperienze delle vittime. Deve essere qualcosa che s’ispira a quanto già effettuato per esempio in Germania, e per il consigliere federale Beat Jans è qualcosa che potrà essere integrato nei prossimi piani d’azione di contrasto a questi fenomeni.
Questa la teoria, condivisa da tutti, alla quale il consigliere agli Stati sciaffusano Severin Brünigger (PLR) ha però ribattuto sostenendo che: “Qui si parla molto di maggiore controllo, di più dati, di più sorveglianza. Vorrei sottolineare che molti autori di attentati erano già noti alle autorità, non sono dunque cose cadute dal cielo”. Brünigger ha poi invitato a non adottare misure estreme che limitino eccessivamente la libertà perché, ha aggiunto, se la radicalizzazione non avviene all’improvviso, anche la libertà si erode poco alla volta e, una volta perduta, è poi sempre più difficile riconquistarla.
Di terrorismo e di sicurezza si tornerà comunque a parlare mercoledì, quando al Nazionale si inizierà a discutere la revisione della legge sulle attività informative della Confederazione.











