Un grande, grandissimo cuore. Quel cuore disegnato sulla neve dagli sciatori delle scuole di sci di Crans-Montana. Un’immagine, l’unica, che trapela dalla grande sala a Martigny, dove venerdì si svolgerà la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia di Capodanno. Tutto è pronto per la giornata di lutto nazionale che la RSI seguirà in diretta su La1, a partire dalle 12.55.
Una cerimonia che si terrà per motivi di sicurezza e logistici a Martigny e non a Crans-Montana, dove sta nevicando copiosamente. Moltissimi, oltre mille, sono gli invitati attesi al Centro esposizioni e congressi (CERM), scelto dalle autorità per l’evento che inizierà alle 13.45. Un quarto d’ora dopo, alle 14.00, le campane delle chiese di tutta la Svizzera risuoneranno per cinque minuti e verrà osservato un momento di silenzio. La Confederazione sarà rappresentata al CERM dal suo presidente Guy Parmelin, dal ministro degli Esteri Ignazio Cassis, dal ministro di Giustizia e Polizia Beat Jans, un consigliere federale per ogni regione linguistica, e dal cancelliere Viktor Rossi.
A testimonianza di un lutto che ha colpito non solo la Svizzera e l’Europa, ma il mondo intero, a Martigny saranno moltissime le autorità politiche internazionali. Spicca, ovviamente, la presenza del presidente francese Emmanuel Macron e del presidente italiano Sergio Mattarella, ma ci sarà anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Una trentina saranno le nazioni rappresentate, tra cui venticinque europee (Germania, Austria, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Serbia, Slovenia, Svezia, Turchia e Città del Vaticano), due asiatiche (Israele e Filippine), due americane (Stati Uniti e Canada) e una oceanica (Australia).
Svizzera a lutto, i precedenti
Bandiere a mezz’asta sopra Palazzo federale e sugli edifici pubblici della Confederazione, ma anche in tutte le ambasciate svizzere nel mondo. Un rituale raro, ordinato non più di una decina di volte negli ultimi 30 anni.
Alcune occasioni sono legate al protocollo, come per la morte di un capo di Stato in carica, ma poi ci sono quegli eventi e quelle tragedie che segnano tutto il Paese. Fu il caso dei funerali per la morte del Generale Guisan nel 1960, uno dei momenti di cordoglio collettivo più seguiti fino ad allora.
Ma è nel 1997 che la Confederazione decretò una giornata di lutto nazionale, in omaggio alle vittime dell’attentato terroristico a Luxor, in cui persero la vita 36 svizzeri su un totale di 62 morti. Un anno più tardi lo schianto del volo Swissair 111 al largo della Nuova Scozia provocò la morte di 229 persone, di cui 41 erano svizzeri.
Il 2001 è l’anno nero con l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre a New York prima e l’attacco, il 27 settembre, al Parlamento di Zugo dove 14 persone vennero uccise dall’attentatore che poi si tolse la vita.
Le bandiere vengono poste a mezz’asta anche nel 2016 per la morte dell’ex direttore generale della Posta Jean-Noël Rey e dell’ex deputato cantonale vallesano Georgie Lamon, entrambi uccisi negli attentati in Burkina Faso.
Nel 2005 lo tsunami nel sud-est asiatico spazzò via la vita di 113 svizzeri. Le campane di tutto il Paese chiamarono a raccolta la popolazione e il Consiglio federale presentò le sue condoglianze.
Infine nel 2021, a un anno dal primo decesso per Covid-19, il Paese osservò un minuto di silenzio, rotto solo dalle campane delle tre Chiese nazionali.








