Svizzera

Non solo petrolio: la crisi di Hormuz pesa anche sull’elio

Una materia prima invisibile ma essenziale per ricerca, medicina e semiconduttori diventa più costosa e difficile da reperire. Anche l’ETH di Zurigo ne misura gli effetti

  • Un'ora fa
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Difficoltà di approvvigionamento per il gas elio

Telegiornale 04.06.2026, 20:00

Di: Telegiornale-Saul Toppi/sdr 

La crisi in Medio Oriente non sta colpendo solo petrolio e trasporti. Con la chiusura dello stretto di Hormuz e lo stop a importanti impianti produttivi, anche il mercato dell’elio è sotto pressione. Una materia prima invisibile, ma indispensabile per ricerca, medicina e semiconduttori, diventa così più costosa e più difficile da reperire. E gli effetti si fanno sentire anche in Svizzera, al Politecnico federale di Zurigo, dove questo elemento è utilizzato tutti i giorni.

Lo utilizzano macchine con le quali è possibile analizzare le molecole e vedere addirittura gli atomi, come riferisce Alvar Gossert, responsabile della spettroscopia biomolecolare dove si usano apparecchi a risonanza magnetica nucleare per analizzare campioni. Tali attrezzature vengono utilizzate anche nell’industria farmaceutica per testare i medicinali. La macchina viene costantemente raffreddata con elio liquido, se ne usano 300-500 litri al mese. La sostanza entra nell’apparecchio che per funzionare deve essere raffreddato a -270 gradi. “Questa temperatura - dice il tecnico- può essere ottenuta solo con l’elio liquido per questo ne siamo così dipendenti”.

Insomma, la situazione è tesa anche se l’ETH utilizza elio proveniente soprattutto dall’Algeria. “In Qatar è stato distrutto il più grande impianto di produzione al mondo per l’elio - ha aggiunto Janis Lütolf, responsabile dell’approvvigionamento dell’ETH, e sappiamo che resterà fermo per almeno un anno. Quell’elio è destinato soprattutto all’Asia ma ora ci attendiamo spostamenti sul mercato. Elio dall’Africa viene dirottato verso l’Asia, questo riduce la disponibilità sul mercato mondiale e fa aumentare i prezzi”. 

L’elemento chimico è estremamente richiesto in tutto il mondo per l’industria, per i semiconduttori, per la medicina, per la ricerca e al politecnico di Zurigo i vari laboratori ne utilizzano circa 150’000 litri all’anno. “Attualmente disponiamo ancora di scorte abbondanti che abbiamo potuto accumulare prima dell’aumento dei prezzi, rammenta Lütolf, quindi per il momento tutto sommato riusciamo ad affrontare bene la crisi, ma chissà cosa ci aspetta ancora”.

Si sta rivelando pagante anche la decisione del passato di riciclare il più possibile l’elio utilizzato. Quanto evapora viene infatti raccolto nei tubi e riportato alla centrale, dove viene di nuovo liquefatto. Se ne recupera così circa l’85% e l’istituto deve solo colmare le perdite rifornendosi sul mercato mondiale: si tratta di comprare circa 20’000 litri all’anno. Per ora al Poli non si è dovuto razionare l’elio né ridurre l’attività di ricerca, ma resta il timore che ciò possa un giorno accadere, se la crisi dovesse durare a lungo.

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Crisi di Hormuz, prezzi dei biglietti aerei destinati a salire

Telegiornale 15.05.2026, 20:00

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