Integrazione significa lavorare, non dipendere dall’assistenza, rispettare la legge e conoscere la lingua del luogo dove si vive. Lo dice il Tribunale federale in una sentenza nei confronti di una madre senegalese residente in Ticino e dei suoi figli. Secondo Mon Repos, che ha respinto il suo ricorso, la donna non rispettava i requisiti elencati: a beneficio dell’aiuto sociale, non avrebbe mai avuto un’occupazione e si è fatta condannare per minaccia ed ingiuria. Per questo deve lasciare la Svizzera con la prole, come già stabilito da Cantone e TRAM.
La 40enne arriva in Svizzera nel 2005 e un mese dopo si sposa con un cittadino svizzero. Poi fa arrivare un primo figlio dal Senegal. Un anno dopo, i coniugi si separano e il Cantone le revoca il permesso. La coppia, intanto, si riappacifica per un po’. Intanto un secondo figlio giunge dall’Africa, i due rompono l'unione. Due anni dopo, la donna sarà condannata in Pretura.
In questo groviglio di avvenimenti, la donna non perde la speranza e, sottolineando che cerca lavoro e che è integrata, si appella al TF, inutilmente.
Da.Pa.








