Ticino e Grigioni

Bravo ammette la doppia contabilità

Processo Movida: incassi in nero per oltre 4 milioni secondo l'accusa; ricostruita la nascita del Nyx

  • 27.05.2013, 18:40
  • 4 maggio, 12:15

Il giudice Zali ha passato al setaccio nel pomeriggio le accuse mosse, singolarmente, a Guarnieri: ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti e inganno nei confronti delle autorità. In pratica di avere, tra l'altro, nell'ambito dell'accordo di collaborazione con il Casinò di Lugano, ingannato la dirigenza ed i dipendenti della casa da gioco consegnando in quindici occasioni dei falsi documenti e delle false fatture intestate a nome di società italiane.

"Perché pagava delle fatture in nero?", chiede Zali. "Per delle spese che non potevo documentare mi sono inventato delle fatture, le prestazioni però esistevano", replica l'imputato.

La vicenda del Nyx

Dagli atti emerge che a Guarnieri viene offerta dal direttore della casa da gioco la possibilità di prendere in gestione gli spazi della discoteca del Casinò di Lugano. Questo perché "ero bravo a portare clienti", precisa Guarnieri. Lui è interessato, i soldi per lanciare la società però non ci sono. "Io non ho mai nascosto che serviva un socio finanziatore", dice Guarnieri, ma gli viene comunque affidata la gestione del Nyx.

Ad inizio 2010 c'è il primo incontro tra Guarnieri e Bravo. "Ci ha presentati un avvocato. Ho conosciuto Paolo, abbiamo parlato e abbiamo iniziato una trattativa. Io ho detto che ero interessato. Poi abbiamo costituito la Nyx SA. Ho parlato con gli artigiani e ho chiesto loro di poter pagare con una rateazione i lavori necessari alla discoteca. Una parte li ho pagati durante i lavori, in seguito ho pagato anche gli altri, quasi tutti", spiega Bravo.

"Il 14 aprile viene costituita la società Nyx SA. Chi ha messo i capitali?", chiede Zali. "Io 80'000 franchi e Guarnieri 20'000", è la risposta di Bravo. "E i soldi dove li avete trovati?", ribatte il giudice. "Io ho alzato l'ipoteca sulla casa", spiega Bravo. "Io li ho fatti arrivare dall'Italia, erano soldi miei", dice Guarnieri.

Entra in gioco il finanziatore ginevrino

In seguito entra in gioco il finanziatore ginevrino, che si dichiara disponibile a versare 1 milione di franchi per il 35% della società. "Gli ho mostrato il business plan e lui ha accettato", racconta Bravo. Valore totale del progetto: più di tre milioni. Uno messo dall'imprenditore ginevrino, una parte proveniente dal capitale sociale ed il resto, "...io avrei pagato con miei i dividendi" una volta aperto il locale, spiega Bravo. "Con i soldi del Nyx dunque. Lei è qui, ma non ha ancora capito perché", taglia corto a quel punto Zali.

L'imprenditore ginevrino ammette, nei verbali, di essere stato superficiale: "Sono stato ricevuto come un principe e non ho guardato sotto il tappeto". Il finanziatore ginevrino decide in seguito, capendo che ci sono grossi problemi gestionali, di uscire dalla società. E di farsi restituire quanto investito.

La doppia contabilità

A quel punto al Nyx, per ridare i soldi all'imprenditore ginevrino e per pagare meno di IVA, si mette in piedi un sistema di doppia contabilità. Un sistema che però continua anche dopo il rimborso. "Sì, esisteva la doppia contabilità. Per tutto il 2011", ammette Bravo. "Nel senso che si è tenuto conto solo di una delle due casse del locale", precisa Zali.

Secondo l'accusa in totale al Nyx sono stati allestiti falsi rendiconti di cassa giornalieri nei quali venivano indicati importi inferiori a quelli reali per una somma complessiva di oltre 4 milioni di franchi. Una cifra ritenuta però inverosimile da Guarnieri.

Joe Pieracci

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