Il cantone per tre giorni è diventato un palcoscenico ideale per cosplayer e fotografi provenienti da tutta Europa. Per la sua terza edizione Picvetia ha infatti scelto il Ticino come set.
“Ho scelto questo personaggio perché mi piace il suo aspetto e la sua personalità. È decisa e femminile, mi ha ispirata. Sono molto orgogliosa del mio fucile, l’ho stampato in 3D, l’ho dipinto e ho aggiunto i LED. Amo come mi è venuto: è epico”, racconta al Quotidiano una partecipante. Per creare il suo costume ci sono voluti 6 mesi e ogni dettaglio è stato rifinito con precisione. Ogni posa è studiata ed il personaggio così diventa reale e pronto per lo scatto. Ma per la foto perfetta imprescindibile è una location all’altezza.
“È difficile trovare dei luoghi che corrispondano al personaggio. Spesso ci vogliono autorizzazioni, si devono fare lunghi tragitti. Qui invece è tutto concentrato: è pratico ed interessante. E i luoghi che hanno trovato sono incredibili. Non sarei mai riuscita a trovarli da sola”, afferma un’altra cosplayer.
E così il Ticino diventa una vetrina d’eccezione per un fenomeno in crescita in tutta Europa. Per questa edizione, Picvetia ha identificato e proposto 100 location del territorio.
“In certi ambiti abbiamo avuto risposte negative, a volte non c’è ancora la sensibilità di condivisione degli spazi al di fuori dei propri usi istituzionali”, afferma il responsabile di Responsabile Picvetia Ticino Alberto Lagi.
Il Castello Trefogli di Taverne - per esempio - è uno scenario perfetto, dove ogni elemento trova il suo posto, e l’obiettivo della macchina fotografica non cattura solo un costume, ma l’incarnazione di un personaggio, fedele in ogni dettaglio.
Le foto permettono poi ai cosplayer di farsi conoscere nella community. E possono anche condurre a occasioni professionali, come inviti ad eventi e convention o la creazione di costumi per altri cosplayer.










