Dopo la tragedia di Crans-Montana sono molte le cose che stanno cambiando. Un dato tra i tanti: anche i pompieri di Lugano organizzano formazioni, destinate ai privati, sull’uso degli estintori, ma se nell’intero 2025 sono state 45 le richieste per corsi di questo tipo, da gennaio 2026 le richieste sono già 50 in sole tre settimane.
“Abbiamo simulato un classico incendio che può scoppiare in un ristorante ma anche a casa, quando si dimentica una padella, un pentolino sul fornello della cucina e prende fuoco”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI una delle persone che hanno partecipato a uno dei corsi base per imparare a reagire in modo corretto davanti a un principio di incendio, come spiega Mirko Domeniconi, vice-comandante dei pompieri di Lugano. Non diventeranno pompieri, ma questi gerenti di ristoranti e locali potrebbero essere i primi a intervenire se in cucina o in sala brucia una padella, una cappa, una tenda. Il corso fornito dai pompieri di Lugano insegna i rudimenti per spegnere piccoli incendi.
Quando scoppia un incendio la gestione delle emozioni è essenziale. E nella frenesia di una cucina all’ora di punta o in un bar affollato, basta una disattenzione... la sigaretta di un cliente indisciplinato e l’incendio parte. Il corso era già stato organizzato prima di Capodanno, ma si è poi rivelato quasi una necessità. “Sicuramente, alla luce di quanto accaduto a Crans-Montana, credo che la Confederazione e il Cantone stesso, prenderanno provvedimenti sempre più rigidi. Proprio qualche giorno fa abbiamo ricevuto anche una mail da GastroTicino, che ci invitava a partecipare a un corso simile a questo”, spiega un’altra persona che si aspetta più controlli in futuro.
Corsi per l’uso di estintori, di coperte ignifughe e di altri mezzi di spegnimento sono proposti da ditte specializzate, oltre che da diversi corpi pompieri. “Noi proponiamo questi corsi da una ventina d’anni circa e abbiamo constatato nell’ultimo mese, dunque dall’inizio dell’anno, già quasi una cinquantina di richieste. Lo scorso anno abbiamo sfiorato le 45 sui dodici mesi”, spiega ancora Domeniconi. Intervenire in tempo può fare la differenza, ma i pompieri vanno sempre chiamati e subito.
Maggiori controlli in Italia
E dopo la tragedia di Crans-Montana l’attenzione per quanto riguarda la prevenzione antincendio è cresciuta anche in Italia. Diversi locali privi delle necessarie misure di sicurezza sono stati chiusi, mentre le autorità hanno intensificato i controlli in tutto il Paese. La prevenzione, però, da sola non basta: serve anche - e soprattutto - la responsabilità di chi gestisce i locali.
Il Telegiornale della RSI ha intervistato, tra gli altri, Daniele Beretta, l’architetto della notte milanese, con oltre 40 anni nel mondo dell’intrattenimento. Ha disegnato quasi tutti i locali che hanno segnato il successo della Milano da bere. Un osservatorio privilegiato, per cogliere vizi e virtù del mondo dell’intrattenimento. “Al di là del fatto che qualunque gestore vorrebbe il suo locale al massimo della capienza, sono le norme che stabiliscono il massimo affollamento ipotizzabile. E non sono solo norme legate alla prevenzione incendi. Paradossalmente, se un locale di 1’000 metri quadrati avesse un solo bagno non avrebbe la capienza che immagino. Se avesse un impianto di areazione artificiale che mi consente 200 persone, non arriverei mai a 1’000 persone”, dice Beretta.
In Italia i locali di pubblico spettacolo devono superare, prima dell’apertura, le verifiche dei vigili del fuoco e della Commissione comunale, che fissano capienza e misure di sicurezza obbligatorie. Una volta in esercizio, vengono sottoposti a controlli periodici dalle autorità competenti. “Le norme non bastano mai, altrimenti non avremmo gli omicidi, i furti in banca, non avremo le truffe e non avremmo incidenti come questi. Serve il culto, la sensibilità della sicurezza che sta, ovviamente, al primo posto nella testa del gestore, perché quando il locale viene visto dalla Commissione di vigilanza, quel giorno lì è perfetto, bisogna vedere se rimane perfetto dopo un anno”, sottolinea Beretta.
È qui che si apre la zona grigia del sistema: locali ibridi, nati come bar o ristoranti che, a un certo punto della serata, si trasformano in pista da ballo. Attività sottoposte a regimi di controllo e prescrizioni molto meno stringenti.

Dopo Crans giro di vite anche in Italia
Telegiornale 22.01.2026, 20:00
Davide Luraghi, membro della Commissione antincendio dell’Ordine degli Ingegneri, si appella alla deontologia degli esercenti. “Il titolare dell’attività deve mettersi a norma, che ci sia il controllo dei vigili del fuoco o non ci sia il controllo, deve mettersi a norma. Sarebbe come pensare di non fare un’assicurazione dell’automobile perché non vengo costantemente verificato dalla polizia urbana. Lo devo fare a prescindere”.
La tragedia di Crans-Montana ha sollevato un nuovo livello di attenzione sulla sicurezza. “Sicuramente se ne parla molto di più e sicuramente la gente adesso fa attenzione molto di più ad aspetti che prima non notava. Banalmente il numero di uscite, l’ubicazione delle uscite. Tutte cose che chi è nel nostro settore vede normalmente. Banalmente sono le cose che io dico ai miei studenti e anche ai miei figli”, dice Luraghi.
Promuovere la cultura della prevenzione da una parte, aumentare il senso di responsabilità tra gli esercenti dall’altra, è questo il doppio impegno delle associazioni di categoria per rendere ancora più efficace l’attuale quadro normativo. Lino Enrico Stoppani, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi dice che “le norme ci sono e anche il tecnicismo, che deve servire a superare anche i casi di emergenza. Il problema dipende sempre dall’uomo e dalla sua responsabilità e capacità di andare oltre quelli che sono gli interessi, investendo anche sui temi della sicurezza che, a mio avviso, sono imprescindibili dall’attività, qualsiasi essa sia. E fanno parte dell’elemento di qualità dell’offerta, che qualsiasi impresa deve offrire alla propria clientela”.











