C'è anche il 3D per Aleppo

Nato nella città siriana, ma da decenni attivo in Italia, l'imprenditore Radwan Khawatmi - con l'Agha Khan IV - la ricostruirà

Radwan Khawatmi continua a commuoversi di fronte alle immagini girate da un drone sopra l’antica cittadella di Aleppo, devastata da cinque anni di scontri e bombardamenti in Siria, ma è un uomo concreto e non si ferma alle emozioni: “L’ho detto a me stesso e l’ho promesso: la ricostruiremo entro il 2020, se Dio vuole”.  Di fatto, Khawatmi, imprenditore siro-italiano solidissimo, proprietario dell’azienda parmense Hirux che si occupa di import-export e produzione di elettrodomestici sui mercati orientali, probabilmente passerà alla storia come l’uomo che ha fatto di tutto per ricostruire il minareto della moschea degli omayyadi e il mercato coperto della cittadella. Fino a chiedere - e ottenere - aiuto a Karim Agha Khan IV.

Il progetto, di cui si erano avute alcune anticipazioni, è stato presentato da poco a Palermo, presenti l’Agha Khan e il sindaco Leoluca Orlando, per la nomina della città a capitale per la cultura 2018 “perché – dice Khawatmi – Palermo è un bellissimo luogo mediterraneo che subito ha compreso l’importanza di questa nostra scommessa e lì mi sento a casa. Palermo è quasi Aleppo, quasi Damasco”.

Khawatmi mostra, nel suo ufficio, il piano di ricostruzione della cittadella di Aleppo che sarà lungo e complesso. Il 60% della struttura della città antica è in macerie e il danno più grave riguarda soprattutto l’antico mercato coperto. “Cominceremo dal minareto" fa sapere l’imprenditore.

Il progetto della ricostruzione del minareto costerà 10 milioni di euro. “Ci sarebbero voluti quattro anni, ma abbiamo convinto le nostre maestranze a realizzarlo in due”, dice Khawatmi fiducioso. Molto ci sarà da fare anche in termini di restauro, considerato che sono state distrutte le mura perimetrali e sono stati polverizzati anche i mosaici. Ma l’Aga Khan Trust for culture (la fondazione che fa capo all'Agha Khan IV) ha messo in moto una macchina molto ben oleata: a partire dall’inventario dei danni, dai rilievi con i droni, dalle immagini in 3D e le mappe. Così, il primo team (tre ingegneri e 30 operai siriani) ha già organizzato il primo cantiere e metà delle pietre originali sono state recuperate. Quando finiranno si ricorrerà alla cava vicina che servì per un restauro tre secoli fa. Nell’impresa saranno coinvolti, oltre a ebanisti da India e Pakistan, anche il Politecnico di Milano e l’università delle Marche. “Perché io sono nato siriano ma sono diventato italiano e ho due splendide patrie”, sottolinea Khawatmi con energia e convinzione, guardando il tricolore dietro la sua scrivania.

Laura Silvia Battaglia

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