Ticino e Grigioni

Biasca rende omaggio ai ticinesi nella Resistenza

Al Forte Mondascia una targa e una cerimonia per ricordare chi si oppose al nazifascismo tra il 1943 e il 1945

  • Ieri, 20:13
  • Ieri, 21:51
immagine
02:59

Ricordati i ticinesi che si opposero al nazifascismo

Il Quotidiano 18.04.2026, 19:00

Di: SEIDISERA - Romina Lara / Tieffe 

Salmo nazionale, alzabandiera, colpi di cannone e una placca commemorativa. Così si è celebrato sabato a Biasca il contributo degli svizzeri, tra cui diversi ticinesi, che tra il 1943 e il 1945 scelsero di non restare indifferenti, opponendosi al nazifascismo.

03:48

SEIDISERA del 18.04.2026 Il servizio di Romina Lara

RSI Info 18.04.2026, 19:45

L’evento “Riabilitazione dei ticinesi nella resistenza italiana” si è tenuto al Forte Mondascia di Biasca, un luogo carico di storia, che è così diventato simbolo di un gesto che restituisce riconoscimento, e riconoscenza, agli uomini e alle donne che scelsero di stare dalla parte della libertà.

Come è stato ricordato dal sindaco Loris Galbusera, Biasca era il paese di origine di Mario Rodoni, un ferroviere che passò ai partigiani informazioni che permisero di sventare la distruzione del tunnel del Sempione. Ma furono anche molti altri i ticinesi che si opposero attivamente al nazifascismo, unendosi alla Resistenza italiana e combattendo a fianco dei partigiani, in particolare nell’Ossola.

Altri, invece, aiutarono dal Ticino offrendo rifugio, cibo e sostegno come potevano. È stato ricordato anche il ruolo di alcune autorità politiche, tra cui l’allora sindaco di Locarno Giovan Battista Rusca.

Il contributo ticinese alla Resistenza è stato ricostruito anche dallo storico Raphael Rues, che ha ricordato alcune storie emblematiche: Un esempio è quello di Lindo Meraldi di Ascona, che combatté per diversi mesi nelle formazioni partigiane in Ossola. Un altro è Gaby Antognini di Locarno, che insieme alla sorella e ad altre donne aiutò internati italiani a rientrare e a tornare a combattere nelle file della Resistenza.

Un impegno che non fu privo di conseguenze. “Abbiamo diversi esempi di condanne da parte del tribunale militare: sanzioni pecuniarie, ma anche giorni, settimane e mesi di prigione”, ha spiegato ancora Rues ai microfoni di SEIDISERA. Tra i casi citati, quello di Vincenzo Martinetti di Brissago, condannato a quattro mesi di reclusione per aver aiutato le formazioni partigiane.

La cerimonia si inserisce in un percorso avviato ormai vent’anni fa, che rappresenta la terza e ultima fase di un processo legislativo volto alla riabilitazione di queste figure. Dopo il riconoscimento dei cittadini che aiutarono i perseguitati dal nazionalsocialismo e dei combattenti svizzeri nella guerra civile spagnola, ora l’attenzione si concentra su chi sostenne la Resistenza. Un iter ricordato dal consigliere nazionale Simone Gianini, battutosi per il disegno di legge già approvato al Nazionale e ora sul banco degli Stati: “La Resistenza non è fatta solo di armi, è fatta anche di gesti silenziosi, di persone che direttamente o indirettamente hanno mostrato la loro contrarietà alle dittature. Ebbene, ricordiamolo, ricordiamolo sempre”.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare