La prima presa di posizione ufficiale del Dipartimento per la Sicurezza interna americana (DHS) sull’uccisione di un cittadino colombiano durante un’operazione dell’ICE nel Maine solleva nuovi interrogativi. Secondo il dipartimento, l’agente che ha aperto il fuoco “temeva per la sicurezza pubblica”, ma non chiarisce perché la vittima costituisse una minaccia.
La dichiarazione contrasta inoltre con quanto dichiarato in precedenza dal segretario del dipartimento Markwayne Mullin al senatore del Maine, Angus King. Secondo Mullin, infatti, il colombiano “non era l’obiettivo dell’operazione”.
I fatti
La sparatoria è avvenuta lunedì a Biddeford, nel Maine. Joan Sebastian Guerrero, un cittadino colombiano di 26 anni, è morto dopo essere stato colpito da un agente dell’ICE, l’agenzia federale incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazione negli Stati Uniti. Secondo le autorità, il giovane si trovava a bordo di un’auto e avrebbe cercato di investire gli agenti. È stato allora che uno di loro ha aperto il fuoco.
Secondo la Maine Immigrants’ Rights Coalition, Guerrero era autorizzato a vivere e lavorare negli Stati Uniti e quella mattina si stava recando al lavoro.
ICE ancora al centro di polemiche
Il caso sta suscitando forti polemiche negli Stati Uniti, perché è il secondo episodio mortale che coinvolge l’ICE in meno di una settimana. Il precedente si è verificato a Houston, in Texas, dove un agente ha ucciso l’immigrato messicano Lorenzo Salgado Araujo durante un controllo.
Le operazioni dell’ICE erano già finite al centro delle polemiche all’inizio dell’anno, quando durante due distinte operazioni in Minnesota erano stati uccisi l’attivista Renee Good e l’infermiere Alex Pretti, scatenando proteste in tutto il Paese.

USA, agenti dell'ICE uccidono una persona
Telegiornale 14.07.2026, 12:30









