Crisi globale

Siamo nell’era della bancarotta idrica?

Il nuovo rapporto ONU lancia l’allarme sul superamento dei limiti di rigenerazione dell’acqua dolce, mentre il dibattito scientifico si divide tra metafore economiche e soluzioni possibili

  • Oggi, 08:00
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Di: Alphaville/gapo 

L’uso globale di acqua dolce ha ormai superato la capacità naturale di rigenerazione della risorsa, aprendo una fase di squilibrio che rischia di diventare irreversibile. A lanciare l’allarme è un recente rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato il 20 gennaio dall’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’UNU e guidato da Kaveh Madani, vincitore dello Stockholm Water Prize, il cosiddetto “Nobel dell’acqua”. Quali sono i problemi e quali, invece, le soluzioni?

Il documento introduce un concetto forte: quello di bancarotta idrica, una condizione in cui le uscite superano in modo permanente le entrate di acqua. Per Guido Rianna, direttore della divisione “Sistemi suolo-acqua” del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), ospite ad Alphaville, l’obiettivo del report è soprattutto innalzare il livello d’allerta. In molte aree del mondo, avverte, siamo ormai prossimi al terzo stadio della crisi idrica, quello appunto della bancarotta.

Più cauta Francesca Greco, ricercatrice ed esperta di politiche idriche internazionali. Come una parte significativa della comunità scientifica – che sta preparando una risposta al rapporto – Greco mette in guardia dall’uso di metafore economiche applicate all’idrologia: parlare di “bancarotta” rischia di allontanare l’attenzione dall’acqua come bene comune e diritto umano fondamentale.

Il dibattito, però, spesso trascura soluzioni concrete già disponibili: dalla gestione dei suoli e dei boschi di media montagna alla valorizzazione dell’“acqua verde”, fino alla raccolta delle acque piovane e alla ricarica delle falde. Un paradosso, visto che le acque sotterranee rappresentano circa il 99% dell’acqua dolce liquida disponibile sul pianeta. «L’acqua che non vediamo – osserva Greco – è quella di cui parliamo meno».

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Siamo in bancarotta idrica

Alphaville 14.04.2026, 12:05

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  • Francesca Rodesino

Per anni si è sostenuto che le future guerre sarebbero state combattute per l’acqua. Ma la letteratura scientifica ha in gran parte smentito questa visione: i Paesi, anche i più aridi, preferiscono importare cibo piuttosto che entrare in conflitto per le risorse idriche. I dati mostrano anzi che gli accordi di cooperazione sull’acqua superano di gran lunga gli episodi bellici.

Esistono però gravi criticità, come il ruolo degli Stati idro-egemoni, che sfruttano il proprio peso economico e politico per controllare fiumi internazionali, spesso in violazione del diritto. E c’è un fronte ancora più inquietante: la distruzione intenzionale delle infrastrutture idriche. Il bombardamento di impianti di desalinizzazione o riscaldamento dell’acqua – come avvenuto a Gaza – configura, secondo Greco, non una guerra per l’acqua ma contro l’acqua: un vero e proprio ecocidio, potenzialmente assimilabile a un crimine contro l’umanità.

Anche l’Europa non è estranea alle responsabilità. Circa il 40% dell’acqua che consuma è “importata” attraverso i prodotti agroalimentari. «Mangiamo l’acqua degli altri», sintetizza Greco, denunciando la scarsa trasparenza delle aziende sull’impronta idrica reale, spesso occultata da narrazioni fuorvianti.

In Italia, infine, solo il 4% dell’acqua riutilizzata viene effettivamente riutilizzata. Un limite dovuto a investimenti insufficienti ma anche alla scarsa accettazione sociale. La crisi idrica globale è già in atto. Le soluzioni esistono, ma richiedono consapevolezza, scelte politiche e un cambio profondo di prospettiva.

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