Se sei convinto di essere un predestinato, tutto il resto diventa sacrificabile. Amici, famiglia, etica, morale.
Il giovane Marty Mauser è proprio questo tipo di personaggio. Non è qualcuno a cui ci si affeziona facilmente: parla in continuazione, manipola chi gli sta intorno e vede ogni relazione come un mezzo utile per raggiungere il suo unico obiettivo: dimostrare di essere il miglior giocatore di ping pong al mondo. A muoverlo sono diverse pulsioni. Da una parte la voglia di lasciare la comunità ebraica del Lower East Side, dall’altra la brama di diventare una star; ma soprattutto la convinzione folle - tra fanatismo e sogno - di essere destinato a qualcosa di grande, di avere uno scopo.
Pur essendo liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman, eccentrico campione di tennistavolo, Marty Supreme non parla davvero di sport, ma in termini di regia e di ritmo è veloce come una partita di ping pong, in puro stile Safdie Brothers (anche se in questo film dietro la cinepresa c’è solo Josh). I movimenti tra i vicoli stretti e gli appartamenti chiassosi disorientano; i dialoghi caotici e gli strati di suono che si sovrappongono immergono, creando il contesto perfetto per far percepire al pubblico la voglia di Marty di emergere e svettare sugli altri per affermarsi.

Timothée Chalamet in Marty Supreme, 2025
Da quando lo incontriamo nei panni di commesso - sveglio ma insoddisfatto - in un negozio di scarpe, Marty non fa altro che correre per raggiungere il successo, ma più che una scalata verso la vetta, il regista ci mostra una vorticosa caduta libera. Ogni tentativo di raggiro diventa una fuga, ogni escamotage per guadagnare qualche soldo si trasforma in una sparatoria o un inseguimento. Il film è un susseguirsi di disastri - che divertono e coinvolgono, anche se l’accumulo di temi appena sfiorati finisce per confondere e annacquare alcuni passaggi.
Nel caos, il film tenta anche di sfidare il pubblico sul piano della morale: quanto troviamo Marty spietato e antipatico? quanto, invece, lo ammiriamo per la sua tenacia?

Josh Safide e Timothée Chalamet sul set di "Marty Supreme", 2025
Ambientato nel 1952, in pieno dopoguerra, è difficile non pensare che Marty Supreme ci stia mostrando i due lati della medaglia del sogno americano: da un lato la voglia, e il diritto, di vedere realizzati i propri sogni; dall’altro, un’idea di vittoria che si misura solo in termini di successo e potere, a scapito del prossimo, giustificata dalla convinzione di essere, appunto, predestinati.
«Dream Big» - sogna in grande - è stato anche il motto della campagna di marketing costruita attorno a Timothée Chalamet, che, come il suo protagonista, ha fatto davvero di tutto per convincere il pubblico ad andare a vedere il film, come salire sulla grande sfera luminosa di Las Vegas per annunciare l’uscita di Marty Supreme in sala. Un’operazione riuscita e molto furba, che però ha amplificato proprio quell’idea di performance continua alla quale il film, nel finale, sembra invece muovere delle critiche, proponendo una morale in qualche modo anti-capitalista: i sogni si realizzano davvero quando sfuggono a logiche di fama e soldi.
Marty Supreme è un buon film, e le nove nomination agli Oscar confermano l’mpressione che sia stato calibrato esattamente per vincere più statuette possibili, coinvolgendo pesi massimi come Darius Khondji per la fotografia e Jack Fisk per le scenografie. È pieno di idee intelligenti - o ammiccanti, come i brani cult anni ’80 per dare più sfumature a un personaggio proiettato verso il futuro - e mette in gioco molti temi (il rapporto ambivalente con l’appartenenza alla comunità ebraica, la paternità, la differenza tra sacrificio e umiliazione) trattandoli però con leggerezza, più per dispersione che per una scelta consapevole di dissacrare.
È un film che, proprio come fa Marty con le persone, ti arriva addosso, in dieci minuti ti raggira, ti sprona, ti emoziona, e poi ti perde per strada. Dal cinema si esce soddisfatti, soprattutto per l’adrenalina. Chalamet offre una delle sue interpretazioni migliori, in piena sintonia con la storia di un ragazzo disposto a tutto per essere uno dei grandi.
Etica e innovazione sostenibile
Passaggi 22.01.2026, 15:05
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