Cinema

Spielberg ama gli alieni da quando aveva 17 anni

Il regista americano di E.T. e Disclosure Day ha immaginato la sua prima storia di UFO nel 1964, quando realizzò il film amatoriale “Firelight”, con un budget di 500 dollari

  • Oggi, 16:12
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  • IMAGO / EntertainmentPictures
Di: Chiara Fanetti 

Prima di squali, dinosauri e professori di archeologia, per Spielberg il cinema è stato subito cielo e spazio. E ancora luci misteriose, sparizioni, scienziati e extraterrestri: Firelight, realizzato con 500 dollari nel 1964, è stato il primo film del giovane Steven, girato quando aveva solo 17 anni. Parla di una piccola città dell’Arizona, in cui un gruppo di scienziati e di appassionati di ufologia indagano sulla presenza di luci colorate nel cielo, e sulla scomparsa di persone e animali (un cane, un gruppo di soldati, una ragazzina). Non è un caso.

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Steven Spielberg, il regista dello Squalo

RSI Archivi 11.04.1976, 16:43

Spielberg è un figlio degli anni Cinquanta, anni in cui diventano parte dell’immaginario collettivo statunitense cose come la Guerra Fredda, la conquista dello spazio, i primi avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Il regista cresce in un contesto in cui l’idea di una vita extraterrestre non è più soltanto una fantasia da fumetti o da film di serie B, ma un tema che interessa anche il mondo scientifico, la politica, l’esercito, la stampa. Per lui l’argomento diventa un’ossessione, destinata in futuro ad attraversare tutta la sua opera cinematografica, tra film diretti e prodotti.

Sul set di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", 1977

Sul set di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", 1977

  • IMAGO / Cinema Publishers Collection

Dopo i suoi primi grandi successi, negli anni Settanta Spielberg inizia ad immergersi in una montagna di documenti dedicati al fenomeno degli UFO. È tra quelle carte che scopre un territorio al confine tra scienza e complottismo, dove si incontrano astrofisici, militari e soprattutto persone comuni, testimoni di qualche “avvistamento”.

È in quel momento che nella sua mente nasce un’idea: e se il cinema potesse affrontare il tema degli UFO in un modo diverso? Non attraverso l’idea dell’invasione aliena, né con il tono sempre un po’ rigido del documentario. Nei suoi film, Spielberg mette al centro del racconto le già citate persone comuni, che di fronte all’incontro con qualcosa – qualcuno – di sconosciuto (di “alieno”, certo) scelgono la comprensione, la conoscenza. Scelgono l’amicizia.

Gli alieni torneranno spesso nel percorso del regista, persino in un capitolo di Indiana Jones, e sono una costante anche nei film firmati Amblin Entertainment, casa di produzione co-fondata da Spielberg nel 1980 che ha avuto il merito di portare l’infanzia al centro di gigantesche produzioni hollywoodiane, influenzando generazioni di registi, da J.J. Abrams (che ha rivitalizzato Star Trek e Star Wars) ai Duffer Brothers autori di Stranger Things.

La guerra dei mondi, 2005

La guerra dei mondi, 2005

  • IMAGO / Album

Spielberg ha anche esplorato il lato oscuro dell’ignoto e del diverso. La sua Guerra dei mondi, tratta dal romanzo di H.G. Wells, mostra alieni pericolosi con i quali non si può dialogare. Eppure, anche qui, al centro della storia resta una famiglia, e un padre che cerca di salvarla.

In oltre cinquant’anni di carriera, per Spielberg gli alieni sono stati anche un modo per raccontare gli esseri umani. A distanza di oltre mezzo secolo da Firelight, quella curiosità nata guardando il cielo da bambino continua ancora oggi a vivere nel suo cinema.

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Neo, la fotografia di Flammer

Il Quotidiano 20.06.2026, 19:00

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