Ugo Leonzio

Regia, letteratura e spiritualità

È morto esattamente 500 anni dopo Leonardo da Vinci, il 2 maggio 2019, una coincidenza che gli sarebbe piaciuta ma che non avrebbe mai definito coincidenza.

La vita e le opere di Ugo Leonzio sono difficili da catalogare, persino da trovare. Sono tante, diverse. Sono e non sono. Come le evocazioni del Libro tibetano dei Morti, del quale Leonzio ha curato l’edizione einaudiana del 1996, offrendone una sagace introduzione, ancora oggi di riferimento per gli studiosi.

Nato a Milano nel 1941, Ugo Leonzio è cresciuto tra il capoluogo lombardo e Porlezza, dove ha frequentato il Collegio Arcivescovile (ancor oggi imponente sulle rive del Ceresio nonostante il suo decadimento). Leonzio, dopo aver intrapreso gli studi all’Accademia del Piccolo Teatro di Milano, ha collaborato in ambito teatrale con Strehler e altri suoi contemporanei, rivestendo presto il ruolo di regista e sceneggiatore. Ma Leonzio fu anche, e soprattutto, saggista.

Quest’ultima attività lo ha visto proporre numerosi articoli d’approfondimento e riflessioni su scienza, demografia, politica. Partendo da stimoli esterni, ha saputo sempre offrire una lettura originale, diversa, più vera del vero. Perché, come insegnava lui, pur non avvalendosi del titolo di maestro, già i greci si erano resi conto che si è più consistenti quando si bazzica nelle sfere dell’onirico e dell’irreale, piuttosto che appiattendosi sul presente o sulla realtà canonica.

E lui, proprio, canonico non lo era. Spiritoso, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un eterno bambino che non temeva di catturare il lettore dei suoi articoli con incipit intriganti, a tratti kafkiani, pregni di una passione e di una visione inusitate.

Non avete notato niente, stamattina, mentre vi specchiavate in bagno? Non avete notato qualcosa di strano? Probabile, pochi se ne accorgono ma siete diventati un cetriolo e potreste facilmente trasformarvi in un fungo.

Due righe, tratte da uno dei tanti articoli pubblicati su L’Unità (28.04.2009), giornale con il quale ha collaborato regolarmente per anni. Due righe che lo raccontano e ne esemplificano il pensiero. Tutto è possibile, niente è definito, basta saper guardare oltre.

E questa poetica Leonzio l’ha formulata anche a teatro. Fondamentale il suo lavoro come drammaturgo per la compagnia Odradek e il regista Gianfranco Varetto. Passando dall’adattamento teatrale di pièce come Frankestein, alla drammaturgia di uno spettacolo come Il testamento dell’orso schermidore, Leonzio si è cimentato anche nella regia di spettacoli come ASPERN: una commedia di fantasmi da lui scritta e diretta. Un lavoro liberamente ispirato al Carteggio di Aspern di Henry James e proposto a Roma nel 1986. Questi, in rapida carrellata, sono solo alcuni dei lavori da lui proposti o curati. Un’attività che lo ha impegnato durante gli anni Ottanta, Novanta e l’inzio del nuovo millennio, fino alla messinscena di Istruzione ai cuochi, proposto nelle sale luganesi nel 2015.

Come sceneggiatore, ha collaborato con Chabrol in Giorni felici a Clichy, prodotto nel 1990, e in seguito con Pasquale Pozzessere per la pellicola La porta delle 7 stelle, uscita nelle sale nel 2005. La sua attività di sceneggiatore ha tuttavia avuto ampio dispiego in ambito radiofonico, dove Leonzio ha saputo proporre una numerosa lista di lavori, in particolare alcune biografie di personaggi noti, portando lo spettatore a scoprire vizi, virtù, passioni e drammi di figure come Simone Weil, Virginia Woolf, Friedrich Hölderlin, Raymond Roussel e molti altri.

 

Questa sua passione per le biografie non gli ha tuttavia impedito di approfondire altre tematiche quali la mitologia, collaborando con la Rai a diversi programmi riguardanti i miti greci, da lui raccontati e commentati anche ai microfoni di Rete Due, in Chi ha paura di Zeus.

 

E a proposito di spiritualità, va detto che Leonzio, a ulteriore riprova della sua ecletticità, non si è limitato ad investigare la mitologia occidentale, ma ha saputo spaziare con acume anche dentro la grande fucina della spiritualità orientale. Buddismo e Taoismo, le sue passioni. E poi la predilezione per il poeta cinese Pho Chu, vissuto nell’VIII secolo, il tempo della dinastia Tang: uomo travagliato, i cui versi, commentati e proposti da Leonzio nell’ambito di Colpo di Poesia, colpiscono nel profondo del cuore.

Sara Flaadt
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