Letteratura

Ingeborg Bachmann e la letteratura come territorio del disastro

Come le cabine vuote nel parco mai inaugurato di Pripjat, i romanzi incompiuti vivono di una vita potenziale. Un viaggio dentro “Requiem per Fanny Goldman”, dove le interruzioni della pagina diventano promemoria di una fine prematura

  • 2 ore fa
Ruota panoramica di Pripjat
Di: Alessio von Flüe 

La ruota panoramica è ferma, le cabine giallo cromo si aggrappano ai tralicci ferruginosi. Sono sempre vuote, contrastano un cielo a volte plumbeo altre terso di un blu che ferisce gli occhi, si affiancano ad alberi prima in foglia poi spogli e di nuovo in foglia. Tutto cambia e loro restano lì, immote. Se le fissi a lungo però, se ti perdi a contemplarle, potresti vederle muoversi di un millimetro lungo la traiettoria circolare, sentire l’eco di una melodia inaudita levarsi dal parco divertimenti mai inaugurato, riempire le strade vuote. Le strade di Pripjat, che il disastro di Chernobyl ha svuotato.

Non sono mai stato a Pripjat. Quando sfoglio un romanzo incompiuto però, ho sempre a fuoco nella mente l’immagine di quella ruota panoramica. È successo con Il re pallido di Foster Wallace, con Il castello di Kafka e Il primo uomo di Camus, e di nuovo capita con Requiem per Fanny Goldmann di Ingeborg Bachmann. La sensazione è di muovere i passi in un territorio segnato dal disastro, un luogo in cui si percepiscono ombre e spettri dietro agli oggetti più comuni, dove il reale si mescola all’increato. La prima cosa a colpire però è il silenzio.

08:27
Il "Premio War Blind Radio Play" è stato assegnato il 17 marzo 1959 nella Sala del Consiglio federale a Bonn alla poetessa austriaca trentaduenne Ingeborg Bachmann di Klagenfurt per la sua opera radiofonica "Il buon Dio di Manhattan"

100 anni fa nasceva Ingeborg Bachmann

Alphaville 25.06.2026, 11:45

  • Keystone
  • Cristina Artoni

Nel caso di Ingeborg Bachmann questa sensazione è amplificata da un recente ricordo impresso su carta dall’amica Fleur Jaeggy. Gli ultimi giorni di Ingeborg, pubblicato in maggio da Adelphi, è un’autopsia del dolore in cui il silenzio si palesa negli interstizi tra le parole e il bianco della pagina diventa il luogo per raccontare l’indicibile. Una ricostruzione emotiva del disastro che ha segnato la prematura scomparsa della poetessa austriaca.

A un mese di distanza, la casa editrice milanese riporta in libreria Requiem per Fanny Goldmann: dopo il silenzio arrivano gli spettri e le ombre. Perché la storia dell’attrice Fanny Goldmann in questo romanzo incompiuto è proprio un racconto di spettri e ombre. La protagonista è in balia dello spettro della gelosia per Malina, attrice più dotata e tanto libera da potersi concedere sempre e solo per piacere, mai per interesse. E poi dell’ombra di Harry Goldmann, il marito dal quale divorzia ma a cui chiede di non lasciarla, forse presagendo un’ombra ancora più grande che sta per abbattersi sulla sua vita: l’incontro con Toni, aspirante scrittore più giovane di lei a cui si concederà nella maniera più completa. Con Toni vivrà l’ombra della dipendenza emotiva e del tradimento fino a quando lui si trasformerà in spettro dell’assenza, rendendo lei spettro di se stessa. Il rapporto tra i due è la storia di un assassinio dell’anima, che passa anche attraverso l’appropriazione letteraria del passato e dell’identità dell’attrice. Toni scriverà un libro e Fanny non potrà fare a meno di leggerlo e rileggerlo, anche se quel testo la deruba, la squarta, la macella.

09:15
Fleur Jaeggy, “Gli ultimi giorni di Ingeborg”, Adelphi

“Gli ultimi giorni di Ingeborg” - Fleur Jaeggy

Konsigli 28.05.2026, 18:00

  • https://www.adelphi.it/libro/9788845938665
  • Sandy Altermatt

Ma in tutta questa storia di ombre e spettri, l’assenza che colpisce di più è proprio quella di Ingeborg Bachmann. Ogni segno grafico per indicare parole mancanti, interruzioni nel testo o difficoltà di interpretazione delle curatrici — Christine Koschel e Inge von Weidenbaum — oltre a interrompere il flusso narrativo diventano promemoria dell’interruzione della vita dell’autrice, e più in generale rappresentazione della precarietà della nostra esperienza. E se da una parte è affascinante osservare un romanzo cristallizzato in una sua fase di sviluppo, dall’altra è difficile evitare di chiedersi come sarebbe stato una volta finito. Ancora più complesso sapere se sia eticamente corretto leggere quelle pagine, che appartenevano ancora a una dimensione intima degli autori e delle autrici. La sensazione è di leggere un diario senza il consenso di chi lo ha scritto.

A volte quando guardo le foto di Pripjat, se mi concentro a fondo, mi sembra di vedere la ruota panoramica muoversi di un millimetro. Immagino come sarebbe stata se il parco divertimenti fosse stato inaugurato. I bambini che giocano, le luci, i colori. Tutti momenti di vita potenziali, di cui con ogni probabilità non sarei mai venuto a conoscenza, che non avrei mai visto. Posso solo vederli nella mente, sapendo che conterranno sempre gli spettri e le ombre del disastro.

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