Società

Il ritorno svizzero all’Erasmus

Una decisione cruciale per la mobilità, la cooperazione accademica e il futuro della ricerca: il Parlamento svizzero valuta costi e benefici

  • Un'ora fa
Lo scorso dicembre, il Consiglio federale e la Commissione UE hanno concluso i negoziati in vari settori
  • Keystone
Di: Alphaville/gapo 

La Gran Bretagna ha annunciato il ritorno al programma europeo di mobilità e formazione Erasmus+ a partire dal 1° gennaio 2027. Nella stessa data, anche la Svizzera potrebbe rientrare nel programma: ad aprile, infatti, è stato firmato l’accordo provvisorio sulla partecipazione elvetica ai programmi dell’UE, tra cui Erasmus+. Ora la decisione finale passa al Parlamento svizzero, chiamato a esprimersi sul finanziamento. Una scelta tutt’altro che secondaria, perché il rientro consentirebbe al Paese di riallacciarsi alle reti europee di cooperazione accademica, superando anni di isolamento parziale.

Secondo Luciana Vaccaro, rettrice della HES-SO e presidente di swissuniversities, intervenuta ad Alphaville, il principale ostacolo non è solo economico ma anche politico: «Il parlamento deve essere convinto del valore aggiunto di Erasmus+». Un valore che riguarda un pubblico molto più vasto dei soli universitari. Erasmus+, infatti, coinvolge scuole, istituti di formazione professionale, federazioni sportive, docenti, formatori, professionisti, aziende, insegnanti e staff accademici: un ecosistema articolato che va ben oltre l’immaginario comune.

Dopo l’esclusione dai programmi comunitari nel 2021, tra cui Erasmus+, la Svizzera ha introdotto strumenti propri per sostenere mobilità e cooperazione internazionale, come il Swiss European Mobility. Questi meccanismi, però, si sono rivelati molto più limitati rispetto al programma europeo. E soprattutto non riescono a colmare una lacuna cruciale: «La Svizzera, essendo fuori da Erasmus+, è esclusa sia dalle collaborazioni strutturali tra università sia dagli scambi che queste cooperazioni generano. Inoltre, restano escluse anche tutte le persone non universitarie che potrebbero beneficiare del programma», ricorda Vaccaro.

24:36
immagine

Il ritorno di Erasmus

Alphaville 20.01.2026, 12:05

  • Imago Images
  • Matteo Ongaro e Barbara Camplani

Il rientro nell’iniziativa avrebbe però un prezzo: se il pacchetto sarà approvato dalle Camere, Berna dovrà versare tre volte quanto investe oggi, arrivando a 181,1 milioni di franchi. Ma per Vaccaro, l’idea che «investire nei giovani significa investire nel futuro» rimane un principio irrinunciabile.

La decisione britannica arriva, inoltre, in un momento in cui l’amministrazione Trump ha annunciato tagli sostanziali ai fondi destinati ai grandi atenei statunitensi. Vaccaro prevede che ciò potrebbe incentivare il ritorno in Europa di molti ricercatori, rendendo ancora più cruciale la capacità d’investimento della Svizzera e dell’UE. Del resto, la Commissione europea considera ricerca e formazione come ambiti inscindibili. E rimanere fuori da Erasmus+ rischia di indebolire, nel medio periodo, la partecipazione svizzera anche ai programmi di ricerca, proprio mentre Horizon – il principale programma europeo dedicato a ricerca e innovazione – si avvicina alla sua scadenza, prevista per la fine del 2027.

Il ritorno a Erasmus+ rappresenta per la Svizzera non solo una scelta educativa, ma una decisione strategica: un investimento nelle prossime generazioni, nella competitività della ricerca e nel ruolo del Paese all’interno dello spazio scientifico e culturale europeo. Un’occasione che il Parlamento dovrà valutare con uno sguardo rivolto non solo ai costi, ma al futuro.

Alphaville

Accedi a tutti i contenuti di Alphaville

Correlati

Ti potrebbe interessare