Ambiente e sostenibilità

Agricoltura svizzera: la sfida dell’accesso alla terra e del ricambio generazionale

Un manuale analizza il declino delle piccole aziende agricole svizzere e propone soluzioni collettive per garantire l’accesso alla terra alle nuove generazioni

  • Oggi, 11:30
I sostenitori del testo puntano ad un'agricoltura sostenibile e di prossimità
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Di: Emma Berger 

Gli ultimi dati sui censimenti delle aziende agricole svizzere mostrano un andamento al ribassonel 2024, in Svizzera, si è registrato un calo del 1,3%, mentre in Ticino la situazione è stata ancora più critica, con una diminuzione del 32% negli ultimi vent’anni e la scomparsa di oltre 400 fattorie. 

Questo fenomeno interessa soprattutto le piccole realtà, mentre le aziende sopravvissute assorbono i terreni e crescono: la dimensione media è quasi raddoppiata rispetto al 1980, arrivando a 20 ettari.

Un manuale per capire il problema

Queste difficoltà sono strettamente legate al problema delle successioni e all’accesso alla terra, tematiche centrali discusse lo scorso ottobre 2025 durante una giornata dedicata alla pubblicazione del manuale «La terra a chi la coltiva! Accesso collettivo alla terra in Svizzera». Il volume, redatto in francese dall’associazione contadina Uniterre e tradotto in italiano da un gruppo di persone attive nel settore agricolo, offre una base giuridica solida e affronta questioni cruciali per l’agricoltura.

Di questo gruppo fa parte anche Tea Maffioli, con cui abbiamo parlato: è interessata all’agricoltura da consumatrice e a livello accademico. Maffioli sottolinea l’importanza di ritrovarsi e discutere delle tematiche.

Penso che ci sia proprio una voglia di ritrovarsi e riflettere su quello che è un’agricoltura più giusta, un’agricoltura più contadina, un consumo più equo. C’è voglia di organizzare, di organizzarsi e di riflettere.

Tea Maffioli

Gli ostacoli giuridici all’acquisto della terra

Alla giornata è intervenuta Veronica Frigerio, giurista di Uniterre, che ha illustrato in dettaglio gli ostacoli giuridici che rendono difficile l’accesso alla terra, in particolare per le comunità e i collettivi. Oltre alle pressioni urbanistiche e al minor interesse per una vita dedicata all’agricoltura, esistono motivazioni legali profonde.

Frigerio ha evidenziato innanzitutto il principio del coltivatore diretto: «La legge sul diritto fondiario rurale è fatta perché la terra sia comprata da una persona individuale che la gestisce e la coltiva. Ciò esclude quasi di fatto qualsiasi persona giuridica, quindi un collettivo, una cooperativa, una fondazione che vorrebbe comprare la terra per poi affittarla dei contadini».

Su questa legge, Tea Maffioli spiega che è anche stabilita per evitare il rischio che grandi cooperative acquistino terreni, per poi trarne profitto.

A questo si aggiunge il divieto di frazionamento, ovvero l’impossibilità per un’azienda di vendere un pezzo di terra e dividerla. «Questo perché si considera che rendendo un’azienda agricola più piccola questa possa essere più fragile e quindi meno redditizia».

Il nodo del valore di mercato

Centrale è anche la differenza tra il valore di reddito e il valore di mercato. Questa disparità favorisce maggiormente la successione di un’azienda all’interno della stessa famiglia: quando un figlio o una figlia vogliono prendere in successione l’azienda, lo possono fare al valore di reddito. Se invece qualcuno vuole acquistarla in un contesto extrafamiliare, la deve pagare al valore di mercato, che può essere fino a quattro o cinque volte maggiore.

«Abbiamo già delle aziende sempre più grandi. Se devono essere riprese in un contesto extrafamiliare a un costo quattro o cinque volte più alto del valore di reddito diventa estremamente complesso», afferma Frigerio.

Nonostante esistano leggi che stabiliscono il prezzo massimo di vendita per garantire che non superi un certo tetto, la giurista ha raccontato che persistono pratiche informali di “sottobanco” che aggirano queste normative, rendendo l’acquisto ancora più oneroso.

In sintesi, Veronica Frigerio ha concluso che, sebbene: «gli scopi [di queste leggi] siano legittimi, per tutelare la stabilità dell’agricoltura familiare e permettere una stabilità del sistema, queste norme non sono più capaci di rispondere ai bisogni di oggi».

Il contesto ticinese e le soluzioni collettive

Per parlare del contesto ticinese, è intervenuto Alberto Pierfrancesco, consulente per Agridea, un centro di competenza con sedi a Cadenazzo, Lindau e Losanna che promuove soluzioni sostenibili nel settore agricolo svizzero.
Pierfrancesco ha evidenziato che: «Ci sono tante superfici che vengono perse o non si riescono più a gestire per una questione di costi. E probabilmente una ripresa dal punto di vista collettivo potrebbe essere una soluzione». 

Durante la tavola rotonda, diverse personalità attive nel panorama agricolo ticinese hanno portato le loro esperienze di agricoltura alternativa. Tra queste, Lidia Seldorf di Seminterra ha raccontato l’esperienza della loro cooperativa, nata nel 2019, che si basa su un collettivo di 10-12 persone e conta oltre 300 soci, di cui 120 abbonati che ricevono cassette di prodotti freschi settimanalmente.

Sulla loro situazione contrattuale, Lidia ha spiegato di aver avuto la fortuna di ottenere un contratto d’affitto annuale per un ettaro e mezzo di terreno. «Il proprietario ci ha ceduto questa superficie anche in parte per fiducia, conoscendoci».

Lidia ha sottolineato l’importanza del progetto non solo per la produzione, ma anche come punto di incontro e scambio: «La cosa più forse incredibile per me, la più affascinante, è che è un punto di ritrovo, quindi non è soltanto bio, neanche agro, ma è anche sociale. Oltre che piante e bacche e ortaggi, coltiviamo scambi».

Questa visione è condivisa anche da Tea Maffioli, che vede nel collettivo una via per superare le difficoltà individuali.

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Aziende agricole: passo o chiudo!

Falò 31.08.2023, 21:10

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