Ambiente

Allevare salmone su larga scala in Svizzera?

Nel Canton Glarona Blue Salmon punta a produrre 4’000 tonnellate di salmone all’anno entro il 2033. Ambientalisti e animalisti sollevano dubbi sulla sostenibilità del progetto

  • Ieri, 11:30
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  • PHOTOPRESS/WWF Schweiz
Di: RTS/Aline Bachofner et Yann-Olivier Wicht/PR 

In Svizzera da alcuni anni si allevano trote, persici e salmoni secondo standard rigorosi. Un’alternativa alle produzioni estere, spesso molto criticate per impatto ambientale e condizioni dei pesci. L’allevamento locale comporta però dei costi elevati e divide le opinioni. La trasmissione “A Bon entendeur” del 17 febbraio 2026 della RTS ha indagato sul tema.

Un nuovo progetto per il salmone svizzero

Nel Canton Glarona, c’è un’azienda che punta a produrre 4’000 tonnellate di salmone all’anno entro il 2033. Una quantità che sarebbe superiore alla produzione annuale di tutti gli allevamenti ittici della Svizzera, per tutte le specie. L’ideatrice di questo progetto è la Blue Salmon, che sorge sulle rive del Walensee. Questo piano tuttavia solleva interrogativi nel settore della pesca, ma soprattutto tra gli attivisti per i diritti degli animali.

L’azienda glaronese promette un metodo di produzione rispettoso dell’ambiente e del pesce. Come ha dichiarato il direttore della Blue Salmon, Ruedi Ryf, ai microfoni di RTS «Il nostro obiettivo è rifornire il mercato svizzero con il salmone più fresco e sostenibile al mondo. Con 4’000 tonnellate, dovremmo essere in grado di soddisfare circa il 10% della domanda interna svizzera

Un nuovo tipo di allevamento

Se questo salmone promette di essere sostenibile, secondo i suoi promotori, è perché verrà prodotto al di fuori del suo ambiente naturale, sulla terraferma, in un vasto stabilimento dotato di grandi vasche di ricircolo. Una nuova tecnologia di allevamento che si sta attualmente diffondendo in tutto il mondo che permette di ridurre al minimo il consumo di acqua e l’inquinamento dell’ambiente naturale.

Acqua inquinata filtrata

Con questo sistema l’acqua, contaminata dagli escrementi dei pesci, viene filtrata dai batteri prima di essere degassata, purificata dai germi tramite radiazioni UV e arricchita di ossigeno per poter essere reintrodotta negli stagni. Un processo efficiente dal punto di vista idrico, quindi, ma particolarmente dispendioso in termini di energia. Tuttavia, il ricercatore Fridolin Tschudi, professore presso la Scuola Universitaria di Scienze Applicate di Zurigo e consulente del progetto Blue Salmon, ritiene che la futura ubicazione dell’impianto, sulle rive del Walensee, sarà ideale per il risparmio energetico.

Un progetto molto costoso

«In Svizzera, i posti adatti a questo tipo di allevamento sono pochi. Non si può costruire un grande allevamento ittico ovunque. Grazie al raffreddamento passivo delle acque del lago, di questo luogo, si possono ottenere notevoli risparmi energetici», spiega Fridolin Tschudi.

Il progetto principale di Blue Salmon deve raccogliere 200 milioni di franchi svizzeri di investimenti. Una scommessa rischiosa visto che recentemente nel settore dell’acquacoltura svizzero ci sono stati numerosi fallimenti e acquisizioni.

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Opposizione dei gruppi per la protezione degli animali

Per diventare realtà, Blue Salmon non solo dovrà raccogliere gli investimenti necessari, ma anche superare le opposizioni al progetto, come quella di Fair Fish, un’associazione che si occupa del benessere dei pesci. Fausta Borsani, direttrice di Fair Fish, non vede nulla di sostenibile in questo metodo di allevamento intensivo.

«Dal punto di vista del benessere animale, un progetto come questo è pessimo. In un circuito chiuso, la densità di pesci è quattro volte maggiore rispetto agli allevamenti in mare. Non si può dire che sia un progetto sostenibile. Sebbene si tratti di un impianto a circuito chiuso, non sostituirà gli allevamenti in gabbia in mare. Stiamo solo aumentando l’offerta di salmone», spiega Fausta Borsani.

Anche il WWF è preoccupato

L’aumento dell’offerta di salmone è motivo di preoccupazione anche per il WWF, nonostante questo tipo di pesce d’allevamento svizzero sia tra quelli “da privilegiare”, secondo la guida al pesce e ai frutti di mare della ONG.

Per Isabel Jimenez, responsabile del settore ittico del WWF, il problema principale risiede nell’allevamento di pesci predatori. «È importante sapere che ci vogliono fino a tre chili di pesce selvatico per produrre un chilo di pesce d’allevamento. Non è così che risolveremo il problema della pesca eccessiva. E l’acquacoltura deve ridurre la sua dipendenza da questi pesci selvatici.»

Mangimi alternativi

Diversi allevamenti ittici svizzeri si affidano alla farina di pesce derivata dagli scarti di lavorazione e i ricercatori stanno esplorando alternative vegetali come soia, girasole e micelio. La percentuale di farina di pesce nei mangimi per trote e salmoni è diminuita negli ultimi anni, rappresentando ora il 20-30% della dieta. Anche se i ricercatori riconoscono che non sarà possibile convertire i pesci carnivori a una dieta vegetariana. Attualmente, la produzione di salmone d’allevamento non può essere completamente separata dalla pesca selvatica.

La trasmissione Falò del 24 febbraio 2026 ha indagato sugli allevamenti di salmone in Norvegia e Scozia.

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