Negli ultimi dieci anni in Svizzera le importazioni di spezie sono più che raddoppiate, con zenzero, peperoncino e pepe ai primi tre posti, portando il consumo medio per persona a 1,1 kg: 320 grammi in più rispetto a dieci anni fa.
Sono dati che riflettono una tendenza sempre più presente: quella del piccante.
Lo si vede ovunque: nei supermercati, dove l’offerta di cibi piccanti è cresciuta notevolmente, nelle ricette online, nei menu dei ristoranti, fino alle sfide sui social a base di salse sempre più estreme. Insomma, questo sapore non è più qualcosa di totalmente estraneo e anzi occupa sempre di più uno spazio sulle nostre tavole.
Perché ci piace anche se “brucia”?
Innanzitutto, una precisazione: il piccante non è un gusto (come il dolce, il salato, l’acido, l’amaro o l’umami), ma una sensazione, provocata da una reazione chimica. Una reazione causata dalla capsaicina, il principio attivo presente nei peperoncini, responsabile della loro piccantezza.
La capsaicina si lega ai recettori sensoriali presenti nella bocca, simulando la sensazione di calore fisico o di dolore. La domanda sorge spontanea: se sentiamo dolore, come mai continuiamo ad apprezzarlo?
La risposta è nella chimica. Come conseguenza al dolore percepito, il corpo rilascia endorfine e dopamina, sostanze che danno una sensazione di benessere ed euforia, un po’ come quella che si prova dopo uno sforzo fisico intenso.
Piccante, hot, spicy
La pulce in cucina 23.03.2024, 12:05
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E oltre all’euforia, c’è un altro elemento che rende il piccante irresistibile per molti: il rischio. Mangiare qualcosa che “brucia” ha un che di pericoloso e di sfida, una combinazione di dolore e gratificazione per chi è alla ricerca di sensazioni forti.
Perché è diventato così popolare proprio ora?
Se oggi il piccante ha conquistato anche le tavole svizzere, lo si deve in gran parte alla globalizzazione delle cucine, accelerata dai social media, che rendono accessibili culture gastronomiche prima poco conosciute.
La cucina coreana ne è un esempio: negli ultimi anni ha spopolato, trascinando con sé ingredienti come il kimchi (cavolo fermentato insaporito da aglio e peperoncino) e il gochujang (salsa fermentata salata, dolce e piccante). Nel 2025, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura sudcoreano (MAFRA), le esportazioni di prodotti agroalimentari della Corea del Sud hanno superato per la prima volta la storica soglia dei 10 miliardi di dollari, raggiungendo i 10,41 miliardi. Non è un caso: si tratta di una cucina dove il piccante è un elemento fondamentale.
Un ruolo fondamentale lo gioca anche l’influenza culturale degli Stati Uniti, dove il piccante è già molto diffuso.
Attraverso i social e la cultura pop, questo modello ha influenzato l’Europa. Un esempio è lo show statunitense Hot Ones, in cui le celebrità rispondono alle domande mangiando salse sempre più forti. Questo programma ha trasformato la salsa piccante in una tendenza e sfida virale.
Il piccante è storicamente più diffuso nei paesi caldi
Non è solo una questione di gusto: i peperoncini crescono meglio in climi caldi e soleggiati, con temperature notturne superiori ai 10 °C. Ecco perché l’uso del peperoncino si è naturalmente radicato nelle cucine dal Messico all’India, dalla Corea alla Nigeria.
Per lungo tempo si è pensato che il piccante fosse diffuso nei paesi caldi per le sue proprietà antibatteriche, utili a conservare i cibi in assenza di refrigerazione. In parte è vero. Ma secondo ricerche più recenti, il legame tra clima caldo e uso intenso delle spezie sembra essere guidato soprattutto da fattori culturali, economici e geografici, più che da un adattamento biologico diretto. In altre parole: se in quei luoghi si mangia piccante, è perché lì il peperoncino cresce, costa poco, è sempre stato disponibile e nel tempo è diventato parte dell’identità culinaria.
Peperoncino
Konsigli 02.09.2025, 17:45
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