Un bambino che non mangiava quasi nulla
«Fino ai dodici anni non mangiavo quasi nulla». Probabilmente non è così che immaginiamo l’infanzia di uno chef. Eppure, per Piero Roncoroni, tutto cambia grazie a un pranzo a casa di amici di famiglia. Quel giorno assaggia una polenta e un brasato preparati lentamente e raccontati nei minimi dettagli da chi li aveva cucinati. «Scoprire la storia ancora prima del sapore mi ha aperto un mondo», racconta. «Qualcosa dentro di me ha fatto clic e ho cominciato a mangiare di più».
Stelle e stalle
La curiosità si trasforma presto in vocazione. Già durante le scuole medie inizia l’apprendistato a Villa Castagnola di Lugano, dove entra in contatto con tutte le sfaccettature della ristorazione. Seguono gli anni all’estero: l’Inghilterra, scelta per imparare l’inglese ma diventata una severa scuola professionale; il servizio militare, che gli insegna organizzazione e gestione delle persone; poi la Spagna, tra San Sebastián e Barcellona, nelle cucine di alcuni dei ristoranti più prestigiosi del Paese.
Il suo percorso, però, non è fatto soltanto di cucine stellate. A un certo punto trascorre infatti alcuni mesi in una fattoria svizzera.
«Nelle cucine dei grandi ristoranti avevo sempre visto l’eccellenza dei prodotti», spiega. «Mi mancava però vedere ciò che viene prima: il lavoro nei campi, la stagionalità, il rapporto con gli animali e con la terra».
Una piccola osteria a Comano
Il suo modo di guardare il cibo continua a maturare e, dopo anni di esperienze professionali, arriva il momento di aprire qualcosa di proprio.
Nel 2021 lui e la moglie Mercedes — conosciuta a Barcellona, quando lui era cuoco e lei cliente del ristorante in cui lavorava — trovano l’occasione giusta nell’Osteria del Centro di Comano. «Avendo una cucina piccola e pochi tavoli era il posto perfetto per cominciare, con i piedi per terra e un passo alla volta: io in cucina e Mercedes in sala».
Nel 2024 Piero Roncoroni è stato designato “scoperta dell’anno per il Ticino” dalla guida Gault&Millau. Lo stesso anno ha ottenuto anche la stella verde Michelin. Nel 2025 l’Osteria del Centro è entrata nella classifica dei 100 migliori ristoranti di verdure al mondo, secondo la We’re Smart® Green Guide.
L’abbandono del pesce e della carne
Da subito Piero Roncoroni sceglie di proporre un unico menù costruito attorno ai prodotti disponibili ogni giorno. La verdura è protagonista, anche se inizialmente il percorso comprende ancora una portata di pesce di lago o di carne del territorio.
«Ci siamo resi conto che le persone si ricordavano della cipolla, non del persico o del luccioperca», racconta. Il pesce viene presto eliminato dalla carta e successivamente scompare anche la carne.
Anche i clienti sono cambiati insieme a noi. Alcuni erano molto legati alla portata di carne e oggi, quando vengono da noi, non ne sentono la mancanza
Verdure per stupire
Comporre un menù completamente vegetale diventa uno stimolo per la brigata .«Se una persona legge cavolfiore, verza o barbabietola su una carta, probabilmente non sono le prime scelte che farebbe». In cucina si lavora quindi per sorprendere attraverso fermentazioni, cotture, estrazioni, contrasti di consistenze e temperature.
«Il fatto di non voler mai riproporre, da un anno all’altro, lo stesso piatto con la stessa verdura ci ha obbligati a evolvere e a crescere a livello creativo, dei sapori e delle tecniche».
La cassetta di verdure consegnata da Seminterra
Non il classico menù
Invece di ricevere una descrizione dettagliata dei piatti, agli ospiti viene consegnato un foglio con gli ingredienti della serata. «Avere questo menù a sorpresa, rende l’esperienza leggera, senza pensieri e preconcetti su come potrebbe essere quell’ingrediente. Questo facilita l’assaggio e permette di vedere una verdura in una maniera diversa», spiega.
Gli equilibri familiari
In pochi anni l’Osteria del Centro ha ottenuto riconoscimenti dalle più importanti guide gastronomiche internazionali. Rimane però una realtà piccola, guidata da Piero e Mercedes insieme a un gruppo ristretto di collaboratori.
La nascita delle figlie Isabella e Olivia ha portato anche a cambiamenti importanti per il ristorante. «Abbiamo deciso di chiudere il servizio del pranzo», spiega. «Probabilmente è stata la scelta più bella e più umana che abbiamo fatto in questi cinque anni».
Oltre a Piero e Mercedes nella brigata ci sono Filippo ed Edoardo.
Fare centro
Quando nel 2021 la coppia decide di avviare il loro progetto, il locale si chiama già “Osteria del Centro”, un nome piuttosto comune in Ticino .«Non ne eravamo molto convinti, perché avremmo voluto creare un nome nostro, ma essendo il primo anno di contratto, non aveva senso cambiare tutto».
I sette cerchi rappresentano i sette tavoli e il menù a sette portate. I colori del logo sono legati ai quattro elementi naturali - aria, acqua, fuoco e terra - che vengono usati in cucina. I cerchi sono volutamente non concentri e simboleggiano un menù che si muove ed evolve.
A fargli vedere le cose in modo diverso è la madre dello chef. Per Natale gli consegna un bigliettino con tre cerchi disegnati e una frase: “Hai fatto centro”. Un messaggio che ha fatto capire allo chef che in fondo quel nome aveva un significato e oggi racconta la loro storia.
Chef Piero Roncoroni
RSI Food 25.06.2026, 10:00
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