Ambiente

Vendere meglio un pesce? Basta cambiargli nome

Da “scup” a orata dorata: gli Stati Uniti approvano la nuova denominazione per aumentare le vendite. Una strategia che in passato si è rivelata molto efficace

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Lo scup ha una carne dolce e tenera

Lo scup ha una carne dolce e tenera

  • Istock
Di: Il giardino di Albert / Simone Pengue 

Una specie di pesce resta la stessa indipendentemente dal nome che le attribuiamo. Eppure, il modo in cui la chiamiamo può influenzare profondamente la nostra percezione. È anche per questo che recentemente la Food and Drug Administration statunitense (FDA) ha autorizzato un nuovo nome commerciale per una specie molto diffusa lungo le coste del Nord America. L’obiettivo? Renderla più attraente agli occhi dei consumatori e incentivarne così il consumo. 

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In fondo al mare 

Millevoci 18.06.2026, 10:05

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  • Lara Montagna

Il pesce in questione si chiama scup e il suo nome non ha una vera traduzione in italiano, perché non si trova nelle acque vicine a noi. È di taglia medio-piccola, argenteo e, grazie alla sua dieta a base di crostacei, ha una carne dolce e tenera. Lo scup si pesca con molta facilità nei mari americani nord-orientali, sui quali si affaccia anche il piccolo stato di Rhode Island, situato all’incirca tra Boston e New York.

Uno dei suoi rappresentanti al Congresso degli Stati Uniti, il democratico Seth Magaziner, ha portato avanti una battaglia sostenuta dalla lobby dei pescatori locali: cambiare il nome dello scup perché, a quanto pare, non attrae i consumatori. Il nuovo nome scelto è golden sea bream, letteralmente traducibile come “orata dorata”, anche se non ha alcun legame con l’orata mediterranea che conosciamo in Europa. 

Dopo un anno di mosse politiche, Magaziner è riuscito a convincere la FDA ad autorizzare questa nuova denominazione alternativa per lo scup. L’obiettivo è anche quello di aumentare il prezzo del prodotto per i pescatori, che attualmente vendono gli scup a meno di 2 chf al kg, contro, ad esempio, gli oltre 5 chf al kg del black sea bass, in italiano noto come “perchia striata”, un altro pesce molto comune e frequentemente consumato in quella zona degli Stati Uniti e pressoché inesistente da noi.  

La rinominazione del “pesce dente”

Non è la prima volta che le autorità americane seguono questa strada per indirizzare il comportamento dei consumatori. Negli anni Settanta, il commerciante di pesce americano Lee Lantz trovò, durante un’esplorazione commerciale in un mercato del Cile, un’interessante specie da commercializzare negli Stati Uniti. Si trattava di un grosso pesce dalla carne morbida, burrosa, delicata e facile da cucinare, che viveva nelle profondità delle acque tra il Sud America e l’Antartide. Il problema, oltre al suo aspetto mostruoso, era il nome: toothfish, in italiano traducibile letteralmente come “pesce dente”.

Lee Lantz ebbe allora l’idea di importare il pesce negli Stati Uniti con un nome molto più appetibile, Chilean sea bass, letteralmente tradotto come “branzino cileno” e commercialmente noto come “moro oceanico” o talvolta, “austromerluzzo della Patagonia” o “glacier 51”. In inglese, il nome Chilean sea bass richiama quello di altre specie molto comuni sul territorio, come il black sea bass (la perchia striata) menzionato precedentemente, con il quale i consumatori hanno familiarità, nonostante i due pesci non siano strettamente imparentati e appartengano a gruppi diversi. 

29:14
"In fondo al mar"

In fondo al mar

Il giardino di Albert 30.05.2026, 18:00

  • Alessandra Bonzi

L’idea fu un successo e il moro oceanico divenne richiestissimo nei ristoranti raffinati di tutto il mondo. La domanda fu tale che, negli anni Novanta, la specie fu sottoposta a una forte pressione di pesca, anche illegale, tanto che rischiò l’estinzione in alcune aree e le autorità dovettero intervenire con forza per garantire che il suo sfruttamento fosse sostenibile. 

Da “carpe asiatiche” a “copi”

Un altro esempio è sicuramente quello delle carpe asiatiche, un gruppo di specie invasive negli Stati Uniti che si è espanso nelle regioni settentrionali fino a rappresentare oltre il 70% della biomassa del fiume Illinois. Nel 2022 lo Stato dell’Illinois ha deciso di promuoverli con il nome “copi”, sperando che una maggiore richiesta aiuti ad aumentare le quantità pescate e quindi a ridurne la presenza. 

La situazione in Europa

Qui in Europa è più inusuale che un processo di rinominazione così netto avvenga, ma succede che alcuni prodotti con una doppia denominazione vengano presentati con un nome anziché con un altro per incontrare il favore del pubblico. Ad esempio, il pollock d’Alaska è registrato anche come merluzzo d’Alaska e spesso viene presentato con la seconda variante perché siamo più abituati al nome “merluzzo”. Oppure la trota iridea che, quando viene nutrita con alimenti ricchi di carotenoidi, acquisisce una colorazione arancione della carne e viene commercializzata come trota salmonata, anche se in realtà non è una specie di salmone. Stiamo parlando, naturalmente, di pratiche consentite e perfettamente legali, mentre le frodi alimentari o i nomi intenzionalmente ingannevoli rappresentano una situazione a parte. 

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