Natura e Animali

I serpenti a sonagli ingannano sulla distanza

Uno studio rivela che questi rettili modificano il suono del sonaglio per sembrare più vicini di quanto siano realmente

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Di: Il giardino di Albert / Christian Bernasconi 

La notizia della presunta presenza di serpenti a sonagli nel terreno adiacente al ritiro della nazionale svizzera a San Diego, in California, ha fatto il giro del mondo. L’episodio offre l’occasione per approfondire la conoscenza di questi rettili e delle loro straordinarie capacità comunicative.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology dimostra che i serpenti a sonagli manipolano il suono del loro sonaglio per ingannare chi li ascolta sulla loro reale distanza. Questi rettili creano quindi l’illusione di essere più vicini di quanto siano in realtà.

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Chi sono i serpenti a sonagli

Conosciuti per essere uno degli animali emblematici dei film western, questi rettili sono inconfondibili per la presenza del sonaglio all’estremità della coda. Si tratta di una struttura formata da vari segmenti cavi e intercomunicanti. Il serpente può farla vibrare grazie a una muscolatura specializzata, producendo il caratteristico suono di avvertimento.

I serpenti a sonagli (rattlesnakes in inglese) comprendono diverse specie suddivise in due generi distinti: Crotalus e Sistrurus. Tutte le 36 specie conosciute sono native del continente americano e sono distribuite dal Canada all’Argentina. La California, dove alloggia la nazionale svizzera durante il Mondiale di calcio, ospita diverse specie di serpenti a sonagli.

Come tutte le vipere, possiedono un veleno potenzialmente letale per l’essere umano. Si tratta di un mix di differenti molecole, tra le quali enzimi, lipidi e proteine, la cui precisa composizione varia da specie a specie. I veleni hanno in genere caratteristiche emotossiche, immobilizzanti e necrotiche. I serpenti a sonagli iniettano una piccola quantità di veleno nelle prede per immobilizzarle e predigerirle prima di mangiarle.

Il sonaglio: un sistema di difesa pieno di sorprese

Dal punto di vista evolutivo, questa struttura dissuasiva si è evoluta per evitare spiacevoli incontri. Il serpente avvisa i possibili predatori prima di incontrarli da troppo vicino. Un sistema che permette all’animale di non usare il veleno inutilmente.

La ricerca pubblicata su Current Biology ha messo in evidenza che i segnali acustici prodotti dai serpenti a sonagli svolgono anche altri ruoli nella comunicazione. Studiando la specie più conosciuta, il crotalo adamantino occidentale (Crotalus atrox), il gruppo di ricerca ha dimostrato che questa specie può ingannare l’orecchio umano e con ogni probabilità anche quello di altri animali.

Il crotalo adamantino occidentale produce un suono che aumenta di frequenza man mano che la potenziale minaccia si avvicina. L’animale riesce così a far credere di essere più vicino di quanto sia realmente.

L’esperimento con stimoli visivi

Per verificare come la frequenza di suono cambi rispetto all’avvicinamento di una minaccia, il team di ricerca ha utilizzato 30 giovani esemplari di Crotalus atrox, di età compresa tra 1 e 2 anni, che i ricercatori hanno sottoposto inizialmente a due test diversi.

Nel primo test hanno utilizzato una sagoma di essere umano, avvicinandola gradualmente al serpente. I ricercatori hanno registrato i suoni emessi dai serpenti e hanno notato che più la sagoma umana si avvicinava all’esemplare, più la frequenza dei singoli suoni aumentava, fino ad arrivare ai 40 Hz. Dopo poco si verificava uno sbalzo improvviso che portava la frequenza a circa 60-100 Hz.

Successivamente hanno ripetuto il test sostituendo la sagoma umana con un cerchio nero proiettato. Il cerchio è stato fatto avvicinare agli animali modificandone il diametro e ha prodotto la stessa reazione nei serpenti.

Esemplare di Crotalus atrox (crotalo adamantino occidentale)

Esemplare di Crotalus atrox (crotalo adamantino occidentale)

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La verifica sugli esseri umani

I ricercatori hanno poi verificato l’effetto della variazione di frequenza sugli esseri umani attraverso esperimenti in realtà virtuale. Undici partecipanti hanno dovuto stimare la distanza da un serpente virtuale basandosi solo sul suono. I risultati confermano che il salto di frequenza del suono porta sistematicamente a sottostimare la distanza dell’animale.

Alla luce di questi risultati, secondo i ricercatori, il suono generato dalla coda del serpente a sonagli non è solo un segnale di avvertimento acustico, ma rappresenta una forma di comunicazione più complessa.

Secondo il gruppo di ricerca, i risultati potrebbero avere diverse spiegazioni. Il brusco passaggio da frequenze più basse a quelle più alte inganna chi ascolta sulla reale distanza dalla sorgente e può quindi permettere al serpente di creare un margine di sicurezza maggiore tra lui e il pericolo. In alternativa, il cambio repentino potrebbe servire a catturare l’attenzione dell’ascoltatore, aumentandone lo stato di allerta. Infine, i ricercatori suggeriscono che le frequenze sonore potrebbero funzionare come il sensore di parcheggio delle automobili, che produce un suono sempre più acuto quando si avvicina a un oggetto.

Una comunicazione interspecifica sofisticata

Lo studio suggerisce che il sonaglio di questi rettili permette quindi una forma sofisticata di comunicazione che avverte i potenziali pericoli (esseri umani e altri animali) della loro presenza. Il serpente trasmette informazioni sulla distanza relativa e manipola la percezione acustica per aumentare l’efficacia del suo messaggio di difesa.

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