Intervista

Credit Suisse, l’FMI “avrebbe dovuto farsi sentire”

La direttrice del Fondo monetario internazionale si rammarica per non aver messo in guardia più chiaramente la Svizzera sui rischi legati alla vigilanza

  • 21 maggio, 09:09
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La direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva

  • Keystone
Di: Stefanie Knoll (SRF)/sf

Tra i compiti del Fondo monetario internazionale (FMI) c’è anche la sorveglianza del sistema finanziario globale e la sua direttrice Kristalina Georgieva ritiene che il fallimento di Credit Suisse sia stato un evento significativo. In un’intervista alla SRF si rammarica di non aver messo in guardia in modo più chiaro le autorità svizzere sui rischi legati alla vigilanza sugli istituti di credito.

Quanto è stata significativa a livello globale l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS?

È stato significativo, così come la rapidità con cui hanno agito le autorità svizzere. E anche l’accuratezza con cui stanno indagando sull’accaduto.

Nel 2019 l’FMI ha condotto un’analisi approfondita del settore finanziario svizzero. All’epoca eravamo preoccupati e ritenevamo che occorresse fare di più nel settore della vigilanza. Avremmo dovuto essere più chiari. Questa per noi è stata una lezione quando esaminiamo il settore finanziario. Se vediamo qualcosa, dobbiamo dirlo forte e chiaro.

Circa un mese fa, il Governo svizzero ha presentato proposte per una regolamentazione bancaria più severa. UBS si oppone all’aumento dei requisiti patrimoniali, perché ritiene che metterebbe a rischio la competitività internazionale. Ha ragione?

Il settore finanziario è molto importante per l’economia e svolge un ruolo decisivo per quella svizzera. È quindi giusto dedicargli maggiore attenzione. Ma vorrei dire una cosa agli svizzeri: la misura non rimarrà solo in Svizzera, ha un significato globale. Anche se il caso è avvenuto in Svizzera, le ragioni che lo hanno determinato non sono unicamente svizzere. UBS non dovrebbe quindi preoccuparsi troppo. È improbabile che solo la Svizzera faccia tali richieste e le applichi all’interno dei suoi confini.

La Svizzera fa parte dell’Europa e attualmente si discute se l’Europa dipenderà economicamente dagli Stati Uniti e dalla Cina. L’Europa è a un bivio?

Sicuramente l’Europa ha un enorme potenziale. Ma ci sono ragioni per cui l’Europa è in ritardo. Uno di questi è il minore sviluppo dei mercati dei capitali. Se si confrontano gli Stati Uniti e l’Europa, le dimensioni degli asset finanziari sono abbastanza simili. Ma negli Stati Uniti il denaro viene investito, lavora sodo, per così dire, ma non in Europa. Il denaro è “pigro” perché i mercati dei capitali non sono così sviluppati - perché non c’è un’unione dei mercati dei capitali.

È un momento cruciale perché i leader europei e i cittadini europei possano dire: ehi, non possiamo restare indietro. Possiamo effettivamente essere molto più forti se siamo più integrati.

Lei dice che in Europa il denaro è “pigro”. La discussione solleva la domanda: le persone in Europa sono pigre? Come europea che ha trascorso gran parte della carriera negli Stati Uniti, qual è la sua opinione?

Purtroppo sono d’accordo. In Europa c’è sicuramente spazio per aumentare l’efficienza. Da un lato, è una questione di stile di vita: l’Europa è una superpotenza dello stile di vita. Ma questo ha anche un prezzo. E il prezzo per gli europei che godono di più vacanze rispetto agli Stati Uniti, ad esempio, è la competitività.

Sono combattuta su questo punto, perché in realtà penso che sia importante che le persone abbiano un’alta qualità di vita. E quando vivevo in Europa, mi trovavo bene. Ma piccoli aggiustamenti verso una maggiore produttività e una maggiore attenzione al modo in cui trascorriamo il nostro tempo lavorativo non sarebbero una cosa negativa.

L’articolo originale è stato pubblicato da SRF e tradotto dalla redazione di “dialogo”, un’offerta della SSR che propone contenuti da tutta la Svizzera tradotti in tutte le lingue nazionali e in inglese, oltre a uno spazio di dibattito, anche questo tradotto e moderato.

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