In Iran le proteste contro il governo, iniziate nei bazar della capitale Teheran, stanno per entrare nella terza settimana. La repressione delle autorità è estremamente violenta, si parla di più di 2’000 morti confermati ma potrebbero essere molti di più. Resta molto difficile capire che cosa stia succedendo nel dettaglio all’interno del Paese, proprio a causa del blocco di internet. SEIDISERA della RSI ha intervistato Ahmed Benchemsi, direttore per la comunicazione dell’ONG Human Rights Watch.
Le dichiarazioni ufficiali parlano di circa 2’500 morti tra manifestanti e forze dell’ordine ma altre fonti stimano i decessi nell’ordine delle decine di migliaia. Lei monitora da vicino la situazione e ha avuto contatti, fino a due giorni fa, con chi vive in Iran. Che idea si è fatto?
“È molto difficile fornire un numero preciso, anche se l’accesso a Internet non è proprio del tutto interrotto. A meno che non si contino i corpi uno a uno, non si può sapere il numero esatto ma secondo le nostre ricerche ci sono state uccisioni di massa su scala nazionale tra chi protestava ma anche di semplici passanti. Le autorità iraniane hanno parlato di diverse migliaia di morti, quindi credo che, per ora, sia prudente parlare di diverse migliaia di morti”.
Negli ultimi giorni abbiamo sentito che anche gli ospedali sono stati presi di mira dalle autorità. Conferma questa notizia?
“Ci sono stati molti attacchi contro gli ospedali. Nella città di Ilam, per esempio, le forze speciali hanno fatto irruzione nell’ospedale spaccando i vetri, lanciando gas lacrimogeni e sparando proiettili veri. È tutto ripreso in un video verificato. Le forze dell’ordine hanno picchiato i pazienti, i loro parenti e i medici. Gli ospedali sono pattugliati e i manifestanti feriti, anche da colpi di arma da fuoco, non ci possono più andare, perché le forze dell’ordine sono lì. Abbiamo la testimonianza di un manifestante ferito che è stato trasportato in una fattoria, anziché in un ospedale, perché aveva il terrore di essere arrestato. Inoltre le nostre fonti ci hanno confermato che le salme non sono state riconsegnate alle famiglie anzi, le autorità hanno negato loro anche una sepoltura, una degna sepoltura. Alcuni parenti di manifestanti uccisi ci hanno raccontato che i loro cari sono stati seppelliti senza il loro consenso. In alcuni casi sono stati costretti a pagare grandi somme di denaro per avere le salme di un loro caro. Non ci sono parole per descrivere questo orrore”.
Il regime come ha giustificato questa violenta repressione?
“Le autorità hanno accusato i manifestanti di essere “rivoltosi e terroristi”. Sono queste le parole utilizzate. Alcune persone arrestate sono state costrette a confessare e cito “di guidare le rivolte” e queste confessioni estorte, o almeno noi crediamo che siano estorte, vengono mostrate dai canali televisivi statali”.
A giudicare dalle notizie degli ultimi giorni, sembra che questa ondata di proteste sia la più grande in Iran negli ultimi decenni. Che cosa ne pensa?
“Sì, le proteste di questi giorni sembrano più grandi di quelle degli ultimi decenni, anche di quelle represse con la forza. Voglio citarvi quello che ci ha detto un manifestante: “adesso per le forze dell’ordine ammazzare è un gioco. Loro credono di essere i cacciatori e noi le prede”. Le forze dell’ordine rimangono impunite. Ci sono state altre grandi proteste nel 2009 e nel 2022. E in entrambi i casi le autorità hanno aperto il fuoco anche contro chi manifestava pacificamente, uccidendo centinaia di persone. C’è uno schema che si ripete di uccisioni, torture e stupri commessi dalle autorità iraniane e tutto questo rimane impunito, storicamente impunito”.

L'Iran fra le proteste e un futuro incerto
SEIDISERA 16.01.2026, 18:00
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