Agenti armati a volto coperto, blitz nei luoghi di lavoro, arresti in strada, nelle abitazioni private o davanti ai tribunali. Negli Stati Uniti, molte delle immagini che alimentano il dibattito sull’immigrazione hanno un protagonista ricorrente: l’Immigration and Customs Enforcement, meglio conosciuta come ICE.
L’ICE è un’agenzia federale che dipende dal Dipartimento di Sicurezza Interna ed è incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazione all’interno del Paese. Non va confusa con la polizia di frontiera: l’ICE opera nelle città statunitensi, nei quartieri, nei luoghi di lavoro. È, di fatto, una forza di polizia tematica: lavora su tutto il territorio concentrandosi su crimini legati all’immigrazione. In Svizzera non esiste un corrispettivo simile.
Nata all’inizio degli anni Duemila, nel clima di insicurezza seguito agli attentati dell’11 settembre, l’agenzia riflette una scelta precisa: trattare l’immigrazione come una questione di sicurezza interna, non solo amministrativa.

Minneapolis, donna uccisa in controllo anti immigrazione
Telegiornale 08.01.2026, 20:00
Cosa può fare l’ICE
Gli agenti dell’ICE sono funzionari delle forze dell’ordine federali. Possono fermare, trattenere e arrestare persone sospettate di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti. In luoghi pubblici possono procedere senza mandato; per entrare in un’abitazione o in uno spazio privato è invece necessario un mandato giudiziario firmato da un giudice, salvo consenso dell’occupante.
Stando al quadro costituzionale USA, ai suoi agenti è permesso l’uso della forza letale quando una persona pone un grave rischio per l’incolumità pubblica o ha perpetrato crimini seri. Un promemoria del Dipartimento di Sicurezza interna del 2023 precisa che gli agenti federali possono ricorrervi solo se convinti, su base ragionevole, dell’esistenza di una minaccia imminente e grave.

Minneapolis, nuove proteste in tutto il Paese
Telegiornale 10.01.2026, 20:00
Perché il volto coperto
Negli ultimi anni, molte operazioni sono state condotte da agenti in tenuta tattica e a volto coperto. L’ICE giustifica questa prassi come una misura di protezione contro minacce e doxing, la diffusione online di dati personali degli agenti. La misura viene quindi adottata per proteggere i membri dell’agenzia e le loro famiglie.
Per i critici, però, la maschera è problematica: rende più difficile attribuire responsabilità individuali e contribuisce a creare un clima di paura nelle strade. Secondo l’agenzia, i funzionari sono comunque muniti di tesserino e obbligati a identificarsi quando richiesto per motivi di sicurezza pubblica o per esigenze legali.

Si allarga la protesta di Minneapolis
Telegiornale 11.01.2026, 12:30
Numeri, arresti e controversie
Nel 2025 le operazioni dell’ICE sono diventate più frequenti e più visibili. Arresti in ristoranti, magazzini, grandi catene commerciali e perfino nei tribunali hanno attirato l’attenzione dei media. I dati disponibili indicano che una parte consistente delle persone detenute dall’ICE non ha condanne penali. E tra i condannati, molti hanno commesso solo reati minori, tra cui violazioni del codice stradale.
L’amministrazione Trump ha dichiarato di aver deportato oltre mezzo milione di persone (605’000) tra il 20 gennaio e il 10 dicembre. Ha inoltre affermato che 1,9 milioni di immigrati hanno lasciato “volontariamente” il Paese.
L’ICE gestisce anche una rete di centri di detenzione, dove le persone arrestate possono essere trattenute in attesa di rimpatrio. Secondo una ricostruzione del Guardian, l’anno scorso sono morte 32 persone mentre erano in custodia nei centri gestiti dall’ICE.

Minneapolis, le considerazioni del corrispondente Massimiliano Herber
Telegiornale 11.01.2026, 20:00
Negli ultimi giorni l’agenzia è al centro di polemiche per l’uccisione di una donna di 37 anni a Minneapolis: un funzionario ha esploso colpi d’arma da fuoco mentre la vittima si allontanava a bordo del proprio veicolo. L’amministrazione difende l’operato dell’agente parlando di legittima difesa, mentre le piazze (in protesta) denunciano un uso sconsiderato e sproporzionato della forza.
Secondo un’inchiesta del New York Times, l’episodio non rappresenta un’eccezione. Nel quadrimestre precedente, almeno nove persone sono rimaste coinvolte in sparatorie con agenti ICE distribuite in diversi Stati. Il bilancio complessivo delle vittime nelle operazioni dell’agenzia rimane però incerto.












