Scienza e Tecnologia

LiDAR: quando la tecnologia nelle foreste svela l’invisibile

Lo strumento rileva dall’alto i tesori nascosti dalle chiome degli alberi - L’archeologo ticinese Stefano Campana ci anticipa la sua esperienza tra Mediterraneo, Guatemala e Africa

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Molti reperti Maya nascosti dalle fronde degli alberi sono stati scoperti grazie alla tecnologica LiDAR. In foto: rovine nel Parco Nazionale del Triangolo Culturale Yaxha-Nakum-Naranjo, in Guatemala

Molti reperti Maya nascosti dalle fronde degli alberi sono stati scoperti grazie alla tecnologica LiDAR. In foto: rovine nel Parco Nazionale del Triangolo Culturale Yaxha-Nakum-Naranjo, in Guatemala

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Di: Red. giardino di Albert / Simone Pengue 

Sul territorio svizzero si sono susseguite nel corso dei millenni moltissime civiltà. I terreni si sono così arricchiti di oggetti, scheletri e rovine di Elvezi, Reti, Romani e degli altri popoli che hanno trovato ospitalità nella regione. Per gli archeologi, il sottosuolo elvetico, come quello di molte altre regioni europee e mondiali, è una vera e propria miniera di reperti.

La grande sfida, spesso, è sapere dove esattamente scavare, soprattutto in zone boschive. Scegliere il punto giusto può determinare il successo o il fallimento di una spedizione, anche a pochi metri di distanza, ma non è affatto semplice in zone estese e poco battute. Per questo gli archeologi si stanno rivolgendo alle nuove tecnologie per sondare il terreno dall’alto e capire dove si trovano i tesori archeologici più preziosi sotto le chiome degli alberi.

Uno dei nomi di riferimento nel settore è Stefano Campana, archeologo di origine svizzera e professore dell’Università di Siena in Italia, che impiega moderne tecnologie per scoprire che cosa si nasconde ancora sotto il territorio nelle aree boschive. 

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06:30

La Storia sotto i boschi

Prima Ora 17.02.2026, 18:00

I boschi, quasi scordati da chi vive in città, rappresentano in realtà una percentuale importante del territorio. In Ticino superano il 50% della superficie totale, mentre a livello europeo sono circa il 40%, coprendo quindi un’area molto estesa. Oggi è possibile sorvolare i territori con velivoli o droni equipaggiati con la tecnologia LiDAR, la stessa utilizzata sui veicoli elettrici per scandagliare l’ambiente circostante. Il LiDAR funziona in modo simile al radar e al sonar, ma mentre questi utilizzano rispettivamente le onde radio (ra-dar) e sonore (so-nar), la tecnologia LiDAR sfrutta la luce (dall’inglese “light”). Un impulso di luce infrarossa viene emesso dal dispositivo, rimbalza sulle superfici e ritorna all’apparecchio. Calcolando il tempo di ritorno è possibile determinare la distanza e costruire una mappa dettagliata su larga scala delle strutture e degli oggetti presenti. 

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Tesori del sottosuolo

Il giardino di Albert 19.02.2023, 18:05

Ciò che rende questa tecnologia particolarmente interessante per l’archeologia è la possibilità, scegliendo opportunamente la lunghezza d’onda della luce, cioè il colore, di penetrare il fogliame e alcuni strati di terreno. Il processo viene ripetuto milioni di volte al secondo, consentendo di analizzare il suolo con grande precisione e in tempi relativamente ridotti. Il LiDAR è disponibile da circa vent’anni, ma rappresenta ancora una grande opportunità per la conoscenza archeologica, perché le aree boschive sono molto difficili da esplorare e da studiare dal punto di vista archeologico. «Possiamo conoscere e registrare la morfologia del terreno e con essa anche la presenza di attività umane che si sono svolte in passato e che hanno lasciato delle tracce - spiega Stefano Campana, che continua - In questo modo riusciamo a conoscere ciò che ad oggi è quasi completamente inesplorato. Questo vale per aree conosciute come la Svizzera e il Mediterraneo, ma vale ancora di più per zone poco studiate come ampie aree dell’Africa, dell’America Centrale o dell’Estremo Oriente». 

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Investigatori del passato

RSI Info 21.02.2023, 16:21

Il professore ha una lunga esperienza nell’applicazione delle tecnologie all’archeologia. Il nuovo progetto, chiamato LidArc, mira a esplorare grandi aree sparse per il globo nei prossimi cinque anni. «Attualmente ci concentriamo sul Mediterraneo, ma ad aprile partiremo per il Guatemala e questa estate abbiamo in programma una missione in Sudafrica e nell’Africa subsahariana». Recentemente gli studi della squadra hanno coinvolto Albania e Italia, mentre le prossime spedizioni europee saranno in Spagna e nuovamente in Italia, in Sicilia. 

Ancient Greek Village at Sofiana, Sicily – Global Digital Heritage and GDH-Afrika su Sketchfab

La Svizzera si trova in una posizione particolare, perché alcuni anni fa è stata completamente mappata con dispositivi simili. I ricercatori possono quindi accedere liberamente ai dati e cercare di capire dove e come potrebbe nascondersi qualcosa. «Però si può fare ancora di più, perché possiamo acquisire dati a risoluzioni più elevate, con tecnologie più raffinate, e quindi individuare ulteriori dettagli o elementi che possono essere sfuggiti», conclude il ricercatore. 

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