Svizzera

Cardioband, la versione di Maisano

L’ex primario di cardiochirurgia a Zurigo respinge ogni addebito in un’intervista pubblicata dalla NZZ am Sonntag

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Di: ATS/ARi 

Francesco Maisano, l’ex primario della clinica zurighese di cardiochirurgia finito sotto accusa per il suo controverso “Cardioband”, respinge ogni accusa in un’intervista pubblicata oggi, domenica, sulle colonne della NZZ am Sonntag.

“A Zurigo abbiamo tenuto le porte aperte anche per i casi più complessi. Ed è proprio grazie alle procedure innovative”, sostiene, “che siamo riusciti a limitare i rischi per questi pazienti” Lo specialista era stato chiamato a Zurigo per promuovere procedure innovative come l’uso del Cardioband, una protesi di valvola cardiaca sviluppata da una società in cui lo stesso Maisano aveva una partecipazione. E ha aggiunto: “L’università riceveva una quota dei ricavi derivanti dalle mie collaborazioni con l’industria”.

Ciò che lo preoccupa è “il silenzio di decine di colleghi ed ex collaboratori”, ha affermato, riferendosi all’Ospedale universitario di Zurigo (USZ). Conoscono i fatti e tacciono “per non finire sotto le ruote”. E ha sottolineato: “Se chi è a conoscenza dei fatti potesse parlare liberamente, ne sapremmo tutti di più, nell’interesse dei pazienti e di istituzioni come l’USZ, che continuo ad apprezzare profondamente”.

Maisano contesta la sua rappresentazione nei media come “innovatore senza scrupoli” e l’accusa di mancanza di trasparenza. “Tutti i nostri interventi innovativi sono stati interamente registrati su video”, afferma, aggiungendo che centinaia di esperti provenienti da tutto il mondo sono venuti a Zurigo “per osservare le nostre tecniche”.

Il cardiochirurgo osserva di non essere sempre riuscito a “integrare la mia visione clinica in un contesto culturale e istituzionale diverso dal mio”. La “barriera linguistica e culturale” avrebbe avuto un’incidenza e non sempre avrebbe costruito tutte le alleanze interne necessarie.

All’accusa di decine di decessi inutili durante i suoi interventi all’USZ Maisano risponde, affermando che la mortalità si concentra sugli interventi chirurgici convenzionali, non su procedure innovative o assistite da catetere. Questo sarebbe il punto clinicamente più rilevante che manca maggiormente nella copertura mediatica, poiché essa avrebbe creato un falso nesso tra interventi innovativi e mortalità. Si tratterebbe, inoltre, unicamente di 11 casi finiti in procura. E in quella sede è stato chiarito che non erano ravvisabili aspetti dolosi come causa dei decessi: “undici casi in 5 anni su un totale di circa 4500 interventi”, ha sottolineato.

L’ospedale milanese San Raffaele, dove Maisano esercita attualmente il ruolo di primario, ha disposto un audit.

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Tre pazienti con cardioband in Ticino

Il Quotidiano 11.05.2026, 19:00

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