In Svizzera i lavoratori si assentano sempre più spesso per malattia o infortuni, tanto che attualmente le aziende devono fare i conti con, in media, 8,5 giorni di assenza all’anno per ogni dipendente a tempo pieno. È quanto emerge dai più recenti dati dell’Ufficio federale di statistica, secondo cui si è passati dai 6,3 giorni del 2010 agli 8,5 del 2024.
L'aumento dei giorni di malattia in Svizzera tra il 2010 e il 2024
Ma quali sono le ragioni di questo aumento delle assenze? La rivista online “Soziale Sicherheit CHSS” ne identifica tre. Una di queste è una crescita dei disturbi di salute mentale: i dati di due importanti assicurazioni di indennità giornaliera per malattia mostrano un incremento dei casi pari a circa il 60% in dieci anni. Un incremento dovuto probabilmente alla pressione sul posto di lavoro e al fatto che tali disturbi sono oggi maggiormente tematizzati.
Un secondo motivo è la pandemia di Covid-19 che ha modificato il comportamento dei dipendenti: le persone malate sembrano infatti restare a casa più spesso per evitare di contagiare i colleghi di lavoro.
Infine si parla dell’invecchiamento della popolazione attiva, con un aumento della percentuale di dipendenti che soffrono di malattie croniche. Inoltre, quando una persona anziana è malata, il tempo di guarigione è più lungo rispetto a quello dei giovani.

Assenze e assenteismo
Prima Ora 27.01.2026, 18:00
Più pressione nei settori con turni
Le assenze per malattia e infortuni interessano tutti i settori, ma in particolare quelli sanitari, socio-assistenziali, l’edilizia, l’industria e la ristorazione. Si tratta di settori in cui i lavoratori lavorano a turni, anche di notte, o in cui fanno i conti con l’usura a livello fisico, come spiega nella trasmissione Prima Ora Monica Malnati, presidente di HR Ticino, associazione che raggruppa professionisti attivi nell’ambito delle risorse umane. E aggiunge: “Sono sicuramente settori che da questo punto di vista sono più sotto pressione”.
Monica Malnati, presidente di HR Ticino
Anche una questione di età
I numeri e le caratteristiche del fenomeno cambiamo poi a seconda della fascia d’età, osserva ancora Malnati. C’è quella dei lavoratori più giovani, in cui le assenze sono di durata più breve ma più frequenti. Tra i 25 e i 50 anni si rileva poi la volontà di essere presenti sul posto di lavoro a ogni costo, “vuoi per la carriera, vuoi per riuscire a portare avanti le proprie attività”. Infine ci sono i senior, i lavoratori sopra i 55 anni, tra cui le assenze sono più lunghe “e sicuramente legate anche a problemi dovuti allo stress, alla pressione sul posto di lavoro, che negli anni è inevitabilmente aumentata”. Malnati sottolinea, inoltre, che “non è il lavoro a essere aumentato, ma il fatto di doverlo svolgere con meno risorse”.
Le assenze per fasce d'età
“Una volta si stringevano i denti, oggi c’è più attenzione”
Anche Monica Malnati conferma un cambiamento nelle abitudini dei lavoratori: “Se parliamo anche dei giovani, si constata una maggiore attenzione al benessere fisico e mentale. E se qualche fanno fa si stringevano i denti e si andava al lavoro anche malati, oggi si sta più attenti”. Un aspetto, questo, dovuto anche alla pandemia: oggi si tende a evitare di recarsi sul posto di lavoro anche con semplici sintomi influenzali. Poi ora c’è anche il telelavoro che in tante professioni permette di esercitare la propria attività anche restando a casa, conclude Malnati.







