L’identificazione delle persone decedute nel rogo di Crans-Montana è una priorità assoluta, come detto venerdì dalle autorità vallesane. Ci vorrà però ancora tempo. Già dalle prime ore di giovedì è all’opera il “Disaster Victim Identification Team” (DVIT), il gruppo nazionale di esperti, da tutta la Svizzera, composto da specialisti di medicina legale, di criminologia e di altre discipline . Un lavoro, il loro, particolarmente difficile nel caso della catastrofe di Crans-Montana.
SRF ha intervistato oggi Christian Brenzikofer, comandante della polizia cantonale di Berna, che guida il DVIT, il gruppo svizzero specializzato nell’identificazione di vittime di disastri. La situazione che i suoi collaboratori, circa 40 persone, hanno trovato in Vallese è particolarmente difficile, anche per esperti abituati ai disastri come loro. ”Si tratta in molti casi di ustioni particolarmente forti, i corpi quindi - e devo purtroppo usare un linguaggio tecnico - sono molto compromessi e perciò l’identificazione richiede molto più tempo, perché è essenziale che il riconoscimento sia sicuro al 100% e non al 99%”, sottolinea Brenzikofer.
Il Disaster Victim Identification Team analizza tutti gli elementi possibili. “I primi elementi sono ovviamente eventuali documenti, giacche, vestiti ma poi è essenziale cercare di risalire alle impronte digitali, avere tracce di DNA... un elemento particolarmente importante per arrivare all’identità sono i denti, per questo nel nostro team abbiamo anche dentisti”.
A rendere ancora più difficile il lavoro degli esperti è il fatto che diverse vittime provengono dall’estero. ”Questo crea difficoltà, perché dobbiamo passare attraverso la Confederazione, la Fedpol, per avere i contatti con l’estero. Questo lavoro viene fatto dalla polizia vallesana e per noi è importante ottenere le cosiddette informazioni ante mortem dai familiari delle vittime, tutto quello che si può sapere della persona, ad esempio radiografie dei denti, documenti, fotografie”.
Un gruppo di specialisti dalla lunga esperienza, anche all’estero come per lo Tsunami del 2004, ma che ora deve affrontare la tragedia svizzera di Crans Montana. “Certo siamo professionisti, saper affrontare queste situazioni è parte del nostro compito, ma è importante poi anche parlare nei debreafing, dell’impatto che queste situazioni hanno su ognuno di noi”.

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