Ticino e Grigioni

1’000 medici in più in dieci anni

Da quest’anno in Ticino paghiamo il premio di cassa malati più alto del Paese. Un primato del quale faremmo volentieri a meno e che non è nemmeno facile da spiegare. Concorrono tanti fattori, ad emergere è però l’abbondanza di fornitori di prestazioni, medici compresi

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Premio sgradito

Falò 03.02.2026, 20:50

  • RSI
Di: Marzio Pescia e Damiano Dignola 

Una piramide demografica sfavorevole, una maggiore propensione da parte della popolazione a ricorrere a servizi medico-sanitari, una realtà transfrontaliera. Sono tutti elementi che giocano un ruolo e fanno sì che i costi coperti dall’assicurazione malattia obbligatoria in Ticino siano superiori a quelli di tutti gli altri cantoni.

Centrale sembra però essere l’alto numero di fornitori di prestazioni presenti sul nostro territorio: dai farmacisti agli Spitex, dai fisioterapisti, alle cliniche, agli specialisti.

Il dato essenziale è questo: per ogni categoria di spesa sanitaria, in Ticino spendiamo di più rispetto alla media svizzera. Qualche esempio: studi medici + 20%, medicinali + 21%, fisioterapia + 68%, Spitex + 72%.

Un quarto in più

In media, nel 2024 ogni ticinese ha ottenuto prestazioni coperte dalla LAMal per 5’890 franchi. Il cittadino svizzero medio “soltanto” 4’720 franchi, la differenza è importante, un bel 25%!

In questo pacchetto, la categoria di spesa più importante è quella che riguarda gli studi medici.

In Ticino, a testa, vi spendiamo 1’305 franchi all’anno, anche in questo caso molto di più rispetto alla media nazionale. In poche parole andiamo troppo dal medico.

Troppa offerta

Ci sono troppi specialisti, un dato noto anche al Cantone che l’estate scorsa, appena la legge federale gliel’ha permesso, ha introdotto una moratoria per 8 specializzazioni mediche. Neurologia, oncologia, nefrologia… l’apertura di nuovi studi medici in questi ambiti è stata bloccata.

In generale l’offerta resta però abbondante e, anzi, si è gonfiata in modo significativo negli ultimi anni.

Secondo i dati pubblicati nel rendiconto statistico del Consiglio di Stato, nel 2014 in Ticino i medici con licenza d’esercizio erano 1’513. A fine 2024 erano 2’598, oltre il 70% in più. Molti dei nuovi arrivati provengono dalla vicina Italia.

“Quello della sanità è un business estremamente redditizio, molti nuovi attori entrano in questo mercato, anche comprensibilmente, con l’ottica di fare profitto”, rileva Laura Riget, deputata in Gran Consiglio per il PS. “Più c’è offerta più c’è domanda, quindi più persone andranno dal medico, dallo specialista, dal fisioterapista e di conseguenza aumentano i costi”.

Frenare la spirale

“Da parte dell’autorità cantonale e del Consiglio di Stati si sfruttano tutti i margini di manovra che offre la LAMal”. Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento cantonale della sanità e della socialità, lo ribadisce costantemente.

In effetti le misure attuate per cercare di contenere l’aumento dei costi della salute sono numerose: la già citata moratoria sulle specializzazioni, le iniziative cantonali sul prezzo dei medicinali, il blocco delle autorizzazioni per infermieri indipendenti e spitex.

Il Cantone ci prova ma gli effetti scarseggiano: negli ultimi tre anni l’aumento dei premi di cassa malati in Ticino è stato particolarmente elevato, l’anno scorso ha raggiunto il 7,1%, il più alto del Paese.

Questione di competenze

Lo spazio di manovra per il Cantone è in gran parte limitato. La legge di riferimento, la LAMal, è federale.

Ad esempio la LAMal obbliga ad attribuire una licenza d’esercizio ad un nuovo operatore se chi la richiede rispetta i requisiti previsti dalla legge e non opera in un ambito soggetto a moratoria.

Il risultato è l’esplosione dei costi che tanto ci preoccupa.

“Bisogna rendere meno attrattiva la regione”, dice Matteo Quadranti, presidente della Commissione della sanità e della sicurezza sociale del Gran Consiglio. “Però non abbiamo ancora trovato la formula magica da proporre. Ci stiamo lavorando ma non è così evidente”.

La leva ospedaliera

C’è però almeno un ambito nel quale il cantone detiene gran parte delle competenze: è quello della pianificazione ospedaliera. Le redini, in questo caso, sono nelle mani di Bellinzona.

Anche nei nostri ospedali generiamo più costi rispetto alla media svizzera: +8%. Ma l’aumento anno dopo anno è contenuto e la spesa è sotto controllo.

“Se parliamo della spesa ospedaliera stazionaria, quindi quella che può influenzare effettivamente il Cantone attraverso la pianificazione ospedaliera, stiamo parlando della crescita più bassa tra tutti i segmenti della LAMal”, precisa Raffaele De Rosa.

Esistono però doppioni, ad esempio attività viscerali, ortopediche o neurochirurgiche che potrebbero venir meglio concentrate in ospedali specifici. A sostenerlo anche Glauco Martinetti, direttore dell’Ente Ospedaliero Cantonale.

Un po’ di spazio di manovra sembra dunque esistere. Vedremo se e come verrà sfruttato nella nuova pianificazione ospedaliera, in fase di gestazione e che verrà resa pubblica nei prossimi mesi.

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