Dopo il tanto clamore nel cosiddetto caso LAC, la discesa in campo dei sindacati per denunciare la mala edilizia, le richieste del procuratore generale John Noseda
fortemente ridimensionate dalla Corte, l'assoluzione, una sentenza che ormai è diventata definitiva, ora arriva il tempo della richiesta di risarcimento.
Uno dei tre imputati nel processo per il caso di caporalato al cantiere del nuovo centro culturale di Lugano, prosciolto da ogni accusa il 31 ottobre dello scorso anno, sta infatti preparando l'istanza d'indennità per ingiusto procedimento.
Il procedimento penale è chiuso
Come anticipato dal Quotidiano due giorni fa, la vicenda non approderà in appello e questo procedimento penale legato all'importante cantiere è definitivamente chiuso.
Il 46enne sottoporrà nelle prossime settimane l'istanza alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello, attraverso l'avvocato Clarissa Indemini. Chiederà il risarcimento delle spese legali, del torto morale e del danno economico subito. La cifra è da quantificare, ma si tratterà sicuramente di diverse decine di migliaia di franchi.
Gli altri due imputati condannati
Nel processo legato alla Concrete, lo ricordiamo, vi sono state due condanne: otto i mesi inflitti al direttore della società e al cosiddetto "caporale", riconosciuti colpevoli non di estorsione, ma del reato meno grave di usura. Si attende invece il rinvio a giudizio per il secondo filone d'inchiesta, legato alla ditta IPI.
(civi)
Gallery video - Caso LAC, richiesta di risarcimento










