Ticino e Grigioni

Mendrisio presenta la sua rete contro la violenza domestica

Prevenzione per supportare le famiglie prima che sia troppo tardi. L’iniziativa coinvolge Mendrisio, Stabio e i comuni della regione di polizia II

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Mendrisiotto contro la violenza domestica

SEIDISERA 03.06.2026, 18:00

  • Ti Press
Di: SEIDISERA - Alain Melchionda / M. Ang. 

Mendrisio ha presentato la sua rete, in collaborazione con Stabio e i comuni della regione di polizia II, per prevenire la violenza domestica. Un’esperienza iniziata nel 2023 da Lugano, seguita da Locarno, e che ora supporterà anche gran parte del Mendrisiotto.

Prevenire è importante

Prevenire è meglio che curare, lo sentiamo dire fin da bambini e la sua importanza è centrale anche in ambito di violenza domestica. Come spiega a SEIDISERA la psicologa del Centro competenza violenza della polizia cantonale Marina Lang. “Mi piace molto il parallelismo con la salute, perché è esattamente lo stesso principio. Quindi riuscire a spingere le persone a porsi anche la domanda. Infatti, non a caso lo slogan che noi abbiamo scelto per i nostri volantini è “A casa tutto bene?”, perché ti pone la domanda, ti inizia a chiedere se davvero questo stile comportamentale all’interno della casa è sano, fa bene, se ha effetti che possono vedersi o nuocere, anche magari sui minori”.

Quattro casi su cinque di violenza domestica non hanno implicazioni penali. Ma il disagio c’è. È il cosiddetto sottosoglia. Ed è proprio a questo livello che si vuole intervenire. Essenziale per una presa a carico, manifestarsi o segnalare senza timore, prima che magari sia troppo tardi, come sottolineano anche i due municipali di Mendrisio: Daniele Caverzasio e Samuel Maffi.

“È assolutamente essenziale”, sottolinea Caverzasio, “avere la prossimità, essere vicini alle persone, creare comunità e far capire loro che non sono sole anche nel momento di fragilità e di bisogno. Soprattutto in quel momento una città, un comune, una comunità deve esserci, essere presente”.

“Non si vuole criminalizzare nessuno. All’interno di ogni famiglia ci possono essere problematiche, delle difficoltà. Il tema è riuscire ad arrivare a prevenire determinate situazioni che purtroppo potrebbero creare dei danni irreparabili”, osserva Maffi. Quindi la raccomandazione “è quella di non pensare di fare ‘le spie’, ma di pensare di fare del bene a favore delle persone che sono coinvolte, che spesso non sanno di dover essere aiutate da qualcuno”.

Un approccio personalizzato

Solo così si potrà dar seguito alle necessità, seguire le persone e dare consulenza, con l’obiettivo di sanare i problemi e sciogliere le tensioni. Un approccio individualizzato che aumenta l’efficacia, anche perché dentro l’insieme della violenza domestica ogni caso è un caso a sé, con la sua storia e le sue peculiarità. Un lavoro che si può fare grazie alla prossimità delle polizie comunali e dei servizi. “Le complessità con le quali la polizia è confrontata sono multisfaccettate, anche per via di questo cambiamento importante della società - spiega il comandante della polizia di Mendrisio, Patrick Roth -. Io credo che però la chiave di volta per ogni situazione sia un flusso comunicativo il più fluido possibile. Se si riesce ad avere un contatto più diretto possibile con tutti i cittadini, di qualsiasi provenienza, cultura, religione, questo va a favore sia del cittadino sia dell’istituzione, proprio nell’ambito di prevenire una società violenta”. E che funzioni lo dimostra l’esperienza di Lugano, dove quasi il 50% delle persone coinvolte ha deciso di farsi aiutare e abbracciare questo percorso.

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