"La legge è uguale per tutti, ma una legge omogeneizzata non mi piace. Preferisco il motto: ad ognuno il suo. È questo il nostro esercizio di oggi: bisogna dunque verificare che cosa è fondato, che cosa ha fatto Bravo e che cosa ha fatto il mio assistito". Così il difensore di Paolo Guarnieri, l'avvocato Roberto Macconi, ha iniziato oggi la sua arringa.
"Io mi attendo che la Corte pronunci un verdetto per il quale Guarnieri sarà scarcerato", ha aggiunto senza troppi giri di parole.
"Guarnieri è uno che ha sempre detto la verità", prosegue Macconi. "Era chiaro per tutti che aveva idee, e i risultati stanno a dimostrare che erano anche buone, ma non i soldi". Da qui la necessità di trovare un finanziatore: due di questi svaniscono, il terzo è Bravo. "Ma lui quando va da Bravo, va dal re della vita notturna, dal number one del settore, non da un casinista. Pensava di essere stra-fortunato e invece è stato trascinato in tutto questo", prosegue l'avvocato difensore.
Chiamato in causa il finanziatore ginevrino
"E voi credete davvero che Guarnieri volesse fare tutto quanto è successo dopo? Lui che non aveva mai fatto niente?", chiede Macconi. Secondo il legale, per dirla in breve, Guarnieri avrebbe agito in buona fede. E sarebbe stato trascinato nei pasticci da Bravo. L'avvocato difensore ha poi cercato di smontare le varie accuse mosse al suo cliente. E per farlo ha cercato di coinvolgere anche il finanziatore ginevrino.
"L'imprenditore ginevrino deve essere una piattola infernale" e quando denuncia la situazione in polizia getta del "fango su tutti quanti", sostiene Macconi, per cui " il preteso truffato... è il più furbo di tutti". "Quello che mi lascia stupefatto è che la sua denuncia abbia fatto tanta strada. È stato trattato iper-bene dagli inquirenti", aggiunge. L'imprenditore ginevrino riesce a recuperare tutto il suo denaro, con gli interessi. "Dunque non è stato truffato", prosegue Macconi, anche perché sapeva come intendevano agire Bravo e Guarnieri per far proseguire i lavori ed in seguito aprire il locale.
L'ammissione del nero
Guarnieri era al corrente che venivano contabilizzati incassi in nero, ma pensava che l'importanza fosse "ridotta", spiega Macconi. "Al più c'è rilevanza fiscale, ma non penale", ritiene l'avvocato difensore. "Ammette quello che deve ammettere e gradirei che fosse giudicato solo per questo", prosegue. "E’ una vicenda fiscale. Io chiedo l'assoluzione totale. Ma Guarnieri ha già pagato con otto mesi di carcere, che per me è oltre il dovuto", conclude.
Domani, nella terza giornata di processo, la parola passerà ad Elio Brunetti, l'avvocato difensore di Bravo.
Joe Pieracci
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