(©Arianna Poletti)

La posta non arriva a Umm al-Fham

I taxi attendono i clienti all'entrata della città perché i suoi abitanti - circa 60'000 - vivono in strade anonime e senza numero civico

Umm al-Fham, nel nord di Israele, è abitata da una delle più grandi comunità arabe del paese. Da decenni, in questa città, le lettere non arrivano a destinazione. Le multe, le patenti e i passaporti, inviati ai suoi abitanti scompaiono nel nulla. I taxi attendono i clienti all’entrata della città. Ad Umm al-Fahm, le strade sono rimaste senza nome. Le case non hanno indirizzo. E per un terzo dei cittadini, ricevere la posta è impossibile. Il disagio perdura da decenni. Una semplice procedura amministrativa è diventata una questione politica. Cinque anni fa la municipalità della città abitata da circa 60.000 arabi israeliani - una minoranza che costituisce il 20% della popolazione dello Stato ebraico - ha proposto al governo una lista di nomi che il ministero degli Interni non ha mai approvato.

I nomi lasciati in sospeso sono quelli di figure simboliche appartenenti alla cultura e alla storia palestinesi, come il leader Yasser Arafat o il poeta Mahmud Darwish. Secondo la direttrice di Adalah (Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele) Sawsan Zaher “in una città araba è normale che la municipalità proponga nomi che rispecchiano la cultura dei propri abitanti. Il governo non avrebbe il potere di bloccare le decisioni dei comuni”. Ma per il momento la richiesta della municipalità resta senza risposta. E gli abitanti, senza indirizzo.

I cittadini di Umm al-Fahm hanno scritto autonomamente la toponimìa della loro città, che però le autorità non riconoscono. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha minacciato di adottare una legge per impedire che “il paese abbia delle strade che portano il nome dei nemici di Israele”. Nel luglio scorso la Knesset ha approvato la legge dello “Stato-nazione”, che oltre a definire Israele come “la casa nazionale del popolo ebraico”, declassa la lingua araba da “ufficiale” a idioma a “statuto speciale”, ignorando l’esistenza del 20% della sua popolazione. La legge è stata incorporata alle undici Basic Laws che reggono il sistema legale israeliano.

Stefano Lorusso - Arianna Poletti

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