Estesa la clausola di salvaguardia

Il Governo interviene per frenare l'immigrazione

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La notizia, nell'aria, è ora ufficiale: il Consiglio federale, nella sua seduta extra muros al castello di Prangins, vicino a Nyon (VD), ha prolungato ed esteso la clausola di salvaguardia, prevista dall'Accordo di libera circolazione Svizzera-UE. Ha ceduto così alle pressioni della destra, mentre mondo economico e sinistra si opponevano.

Si tratta di una misura importante, chiesta da più parti, con la quale viene limitata temporaneamente l'immigrazione delle persone provenienti dall'Unione. I frontalieri, è importante sottolinearlo, non sono toccati. Il provvedimento, rende noto il Governo, sarà applicato per un altro anno: proroga le restrizioni per i lavoratori provenienti dai paesi dell'Europa orientale e permette di estenderle agli altri membri dell'UE, a condizione che i criteri definiti dalle intese con Bruxelles siano rispettati.

"Da sola non basterà"

Da solo però non sarà un toccasana per ogni male, ha avvertito Simonetta Sommaruga, ma avrà un effetto limitato. Solo la somma di misure diverse può contenere l'immigrazione, ha affermato davanti ai media. L'economia, i partner sociali e i cantoni dovranno fare la loro parte.

La decisione odierna non intende essere poco amichevole nei confronti dell'Unione Europea, ha insistito la ministra di giustizia e polizia, ricordando che la possibilità era prevista dagli accordi bilaterali. "Il Governo", ha affermato, "continua a sostenere compatto il principio della libera circolazione e Bruxelles rimane il principale partner della Confederazione".

Il precedente

Il primo maggio dello scorso anno, la Confederazione aveva attivato la clausola per i cittadini provenienti da Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca.

Secondo i dati disponibili, fino a febbraio ciò ha permesso di dimezzare a circa 3'500 i permessi B accordati a persone provenienti da questi otto Stati, ma nel contempo sono passati da 10'000 a 15'000 i permessi di L, di corta durata.

Lo scorso anno, invece, l'incremento dei permessi quinquennali a cittadini degli altri paesi membri è stato del 4,6% rispetto al 2011. Per questo motivo era stata invocata un'estensione della clausola anche ai lavoratori provenienti da Francia, Germania e Italia.


La clausola detta di "salvaguardia", prevista dagli accordi bilaterali conclusi con l'Unione Europea, permette alla Svizzera di reintrodurre contingenti di corta durata. Per poter ricorrere a questa misura il numero delle autorizzazioni concesse a cittadini dell'UE deve essere di almeno il 10% superiore alla media degli ultimi tre anni.

- 21 maggio 2000, il popolo svizzero approva l’accordo sulla libera circolazione delle persone

- 1° giugno 2002, entrano in vigore gli accordi sulla libera circolazione con i Quindici

- 1° giugno 2004, entrano in vigore le misure d’accompagnamento alla libera circolazione, volute per contrastare il dumping salariale e tutelare la manodopera svizzera

- 25 settembre 2005, il popolo svizzero accetta l’estensione della libera circolazione a dieci nuovi Stati membri dell’UE, provvedimento che entrerà in vigore il primo aprile 2006

- 1° giugno 2007, con l’abbandono dei contingenti per le autorizzazioni di soggiorno, l’accordo sulla libera circolazione delle persone entra in vigore per 17 paesi; una clausola di salvaguardia, tuttavia, permette di reintrodurre dei contingenti in caso di necessità

- 21 maggio 2008, per la prima volta sussistono le premesse per adottare la clausola di salvaguardia, il Governo desiste

- 20 maggio 2009, l’immigrazione supera nuovamente i valori limite, il Consiglio federale non interviene

- 18 aprile 2012 l’Esecutivo federale decide di adottare per la prima volta la clausola di salvaguardia, limitandola però a otto Stati membri: Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica ceca.

- 24 aprile 2013, il Governo mantiene il contingente e lo prolunga per la prima volta anche per gli altri paesi membri dell’UE

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