Nessuno dei grandi progetti dell’esercito svizzero per la protezione dello spazio aereo sta procedendo secondo i piani. Il Dipartimento della difesa ha fornito giovedì un aggiornamento. “Non voglio dipingere le cose migliori di quello che sono. L’evoluzione non è soddisfacente”, ha dichiarato davanti ai media il segretario generale Robert Scheidegger, secondo il quale “non si possono cancellare errori commessi cinque anni fa”, quando alla guida del DDPS non c’era ancora Martin Pfister ma Viola Amherd.
I caccia da combattimento F-35A, come noto, non potranno essere acquistati subito tutti e 36 come inizialmente previsto: non bastano i 6 miliardi di franchi votati, la Svizzera non può imporre agli Stati Uniti il prezzo fisso convenuto. Washington fa valere costi supplementari legati all’inflazione e al prezzo delle materie prime. Il Consiglio federale dovrà decidere in una seconda fase l’eventuale completamento della flotta secondo i piani. Inoltre, saranno necessarie misure edilizie negli aeroporti di Payerne, Meiringen ed Emmen.

Svizzera: difesa e sorpassi di spesa
SEIDISERA 12.02.2026, 18:00
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Semaforo rosso quindi, nella scala di valutazione, per gli aerei così come per i missili Patriot che pure la Confederazione vuole acquistare oltre Atlantico. La Svizzera non dispone di informazioni affidabili sui tempi di consegna e non è fra le destinazioni considerate prioritarie.
Si passa dall’arancione al rosso, infine, anche per la sostituzione del vetusto sistema di sorveglianza dei cieli FLORAKO. Il passaggio a SkyView si sta rivelando più complicato del previsto, “la complessità del progetto è stata sottovalutata”, secondo Marco Forrer, che dall’aprile dello scorso anno guida il complesso di Air2030. Le difficoltà riguardano in particolare l’integrazione nella piattaforma digitale dell’esercito, in corso di sviluppo. Si rende necessario rinunciare a delle funzioni e impiegare una dozzina di collaboratori in più per portare avanti l’operazione.
Non si tratta infatti solo di soldi, come potrebbe essere per i caccia, ma in generale di “rimettere i progetti sui giusti binari”, ha spiegato ancora Scheidegger.
“Pensiamo di poter colmare le lacune con i crediti esistenti”
“Sono di formazione falegname e prima di costruire un tetto aspetto che siano finite le fondamenta, per prendere le misure precise”, ha detto il segretario generale ai microfoni della RSI. “Costruire contemporaneamente” i due elementi fa emergere “dei buchi al momento di assemblare il tutto”. “Questi buchi vanno riempiti. Ecco cosa sta succedendo: dobbiamo colmare delle lacune. Di buono c’è che abbiamo una visione abbastanza chiara della situazione e che possiamo reagire di conseguenza. Non abbiamo però margine di manovra e di questo non sono certo contento”.
Quanto ai costi, “siamo convinti che per il momento possiamo colmare le lacune restando nell’ambito dei crediti esistenti (ed è peraltro il compito che ci è stato dato). Dovessero risultare insufficienti allora saremo certo costretti a parlare di più soldi ma partiamo dal presupposto che dobbiamo cavarcela con quelli che abbiamo”.
Ma qual è dei tre il programma più problematico? “Riguardo agli F-35 conosciamo la situazione, le varianti a disposizione e si dovrà prendere una decisione. Con i missili Patriot il problema non è in mano nostra. Dipendiamo da quel che ci dice il fornitore ed è quasi la situazione più difficile perché dobbiamo aspettare senza poter fare nulla. Per quanto concerne il sistema di controllo aereo la risoluzione dei problemi è appena iniziata. Non avendo ancora raggiunto una stabilità assoluta la questione mi preoccupa più degli F-35. In questo caso possiamo però agire noi direttamente e questo è molto prezioso”.
La Svizzera rischia di ritrovarsi senza un sistema di controllo aereo? “Siamo convinti che, con gli accorgimenti presi, FLORAKO possa continuare a funzionare fino al 2030 senza grossi problemi. Il rischio che si guasti però aumenta, questo è vero. Sarebbe tuttavia sbagliato introdurre un nuovo sistema non ancora al 100%. Insomma preferiamo il vecchio sistema anche se potrebbe avere problemi (non si tratterebbe comunque di un blocco totale, semmai di un’interruzione). Puntiamo allora al 2030 o nel peggiore dei casi un anno più tardi”.

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Notiziario 12.02.2026, 17:00
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