Le forze talebane hanno represso lo scorso 9 giugno una protesta contro l’obbligo di coprire completamente il volto femminile a Herat, nell’ovest dell’Afghanistan. Circa 70 persone erano scese in strada per manifestare contro l’arresto di una ventina di donne accusate di non rispettare il nuovo codice di abbigliamento entrato in vigore pochi giorni prima.
Secondo fonti locali, il bilancio è di due morti, tra cui un bambino, e di almeno una decina di arresti. Il provvedimento, sostenuto dal ministero per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio, impone alle donne di coprire interamente il volto lasciando scoperti soltanto gli occhi. Per ora è applicato a livello provinciale, ma molte temono che venga presto esteso a tutto il Paese.
Vivere sotto le restrizioni
Le donne intervistate dalla collaboratrice della RSI Costanza Spocci – che per ragioni di sicurezza non ha reso noti nomi e località precise – hanno descritto una vita sempre più segnata dalle restrizioni e dall’incertezza. Un’operatrice sanitaria afghana ha raccontato di sentirsi “davvero triste” dopo la repressione della protesta. “Viviamo in una gabbia molto buia. Le donne e le ragazze non possono studiare, andare all’università o uscire da sole”, ha affermato.
“Mi si spezza il cuore perché in ospedale vediamo sempre più ragazze che tentano il suicidio”, ha aggiunto, spiegando che molte giovani soffrono per la mancanza di prospettive.
I controlli sono già attivi in diverse regioni. Nelle aree dove non si usano abitualmente burqa o chador, molte donne indossano mascherine sanitarie per coprirsi il volto ed evitare problemi con la polizia religiosa. Ma anche così facendo, possono essere fermate.
“Se ti vedo di nuovo qui, ti prendo e ti metto in prigione”. È una delle frasi che una giovane operatrice sanitaria afghana di 24 anni ha raccontato di essersi sentita rivolgere da una pattuglia talebana mentre rientrava a casa dopo il turno di lavoro. Dopo aver mostrato il tesserino professionale, ha spiegato, le sarebbe stato contestato il fatto di avere la mascherina abbassata sul mento. Tornata a casa, ha raccontato, “ho iniziato a piangere”.
Paura e mancanza di prospettive
“In Afghanistan la donna è sprecata. È solo un Paese per uomini, si stanno mangiando tutti i nostri diritti”, ha affermato un’altra testimone.
La preoccupazione riguarda anche le nuove generazioni. Una madre di 35 anni ha raccontato che la figlia maggiore sogna di diventare medico, ma il prossimo sarà il suo ultimo anno di scuola, poiché alle ragazze è vietato proseguire gli studi secondari. “Penso sempre cosa potrei fare per loro. Quale sarà il loro futuro?”









