Capita di leggerlo in carta, magari in un crudo di mare, in un risotto o in un piatto degustazione: gambero rosso di Mazara. Un nome che richiama subito qualità, Sicilia, mare profondo, alta ristorazione. Anche nella Svizzera italiana il gambero rosso “di Mazara” è spesso percepito come un ingrediente di pregio, un piccolo lusso nel piatto. Infatti, il crostaceo ha conquistato i mercati internazionali anche grazie alla forza del suo nome, arrivando a prezzi di vendita che possono oscillare tra i 65 e i 110 franchi al chilo.
Ma quei gamberi vengono davvero da Mazara del Vallo?
E quando un nome geografico arriva su un menu o su un’etichetta, siamo sicuri di sapere che cosa racconta davvero di quel prodotto, o rimane un’etichetta commerciale?
Le risposte sono meno scontate di quanto sembri.
“Di Mazara” non significa solo provenienza
Come emerge da una recente inchiesta di Carlotta Indiano ed Eleonora Vio, con la collaborazione di Ines Della Valle, pubblicata su IrpiMedia, il nome “di Mazara” non indica necessariamente il luogo in cui il gambero è stato pescato, ma rimanda anche a un sistema di trattamento, congelamento e commercializzazione che ha contribuito alla reputazione del prodotto.
In altre parole, “di Mazara” per molti consumatori suona come un’origine geografica; nella storia della filiera, invece, può indicare anche un saper fare tecnico e commerciale.
La storia del gambero rosso di Mazara è fatta di contraddizioni e bugie sottese. La prima riguarda la sua stessa denominazione. L’etichetta “di Mazara”, che ha reso il gambero rosso unico e ambito ovunque nel mondo, non riguarda la sua provenienza ma un certo di tipo di trattamento.
Carlotta Indiano
È qui che nasce l’ambiguità: per il consumatore “di Mazara” suona come una provenienza; per la filiera può indicare anche un metodo, una reputazione commerciale e un sistema di lavorazione.
Ospite a Kappa il 12.05.2026, su Rete Due, Eleonora Vio spiega i nodi centrali dell’inchiesta.

Gambero rosso di Mazara
Rete Due 12.05.2026, 17:00
Contenuto audio
Cosa ha portato alla luce l’inchiesta?
La crisi della filiera mazarese
L’inchiesta ricostruisce la crisi della filiera del gambero rosso legata a Mazara del Vallo: stock ittici in calo, costi elevati, regole europee più stringenti, riduzione della flotta mazarese (da 450 pescherecci attivi fino agli anni Ottanta, a 75 barche rimaste in attività e sole 19 impegnate nella pesca) e concorrenza di flotte nordafricane che operano in un quadro diverso.
I trasbordi illegali
Il passaggio più delicato riguarda la provenienza. Secondo l’inchiesta, una parte del gambero destinato al mercato italiano arriverebbe da acque libiche attraverso trasbordi illegali in mare aperto: gamberi pescati da imbarcazioni libiche sarebbero trasferiti su barche italiane e poi sbarcati in porti italiani come prodotto della flotta italiana.
Il significato del nome “di Mazara”
Sempre secondo la ricostruzione di IrpiMedia, il nome “di Mazara” rimanda anche a un metodo di trattamento: in origine rappresentava una competenza distintiva della marineria mazarese, con il tempo, anche grazie ai rapporti tra flotte del Mediterraneo, tecniche e competenze sono state acquisite da altri operatori.
Perché riguarda anche la Svizzera
Il caso del gambero rosso “di Mazara” interessa anche chi consuma in Svizzera perché mette in luce una questione più ampia: quanto sappiamo davvero dei prodotti ittici che arrivano nel piatto? In Svizzera, pesce e crostacei arrivano spesso da filiere internazionali. I prodotti possono essere pescati in un’area, trattati a bordo, sbarcati in un porto, distribuiti attraverso mercati diversi e arrivare infine in pescheria o al ristorante con un nome commerciale molto riconoscibile. Il punto, dunque, è capire se queste catene sono leggibili.
Nel caso di un prodotto costoso e fortemente evocativo come il gambero rosso “di Mazara”, il nome, da solo, non basta. Servono informazioni su origine, zona di cattura, metodo di pesca e tracciabilità, perché anch’esse diventano parte del valore.
Cosa dice la normativa svizzera
L’USAV, Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria, ricorda che, per gli alimenti preimballati, l’origine di un ingrediente dovrebbe essere indicata quando esiste il rischio che il consumatore possa essere indotto in errore. Il principio vale in particolare quando la presentazione del prodotto fa pensare a un’origine diversa da quella reale.
Applicato al caso del gambero rosso, il punto è chiaro: un nome geografico forte può creare un’aspettativa. Per questo la trasparenza sull’origine aiuta il consumatore a interpretare meglio ciò che compra o ordina.
E nei ristoranti?
Per quanto riguarda il mondo della ristorazione svizzera, invece, GastroSuisse ricorda che per carne e pesce è necessario indicare l’origine. Nel caso del pesce pescato in mare, può essere indicata la zona di cattura FAO, cioè l’area geografica in cui il prodotto è stato pescato. Le informazioni possono essere reperite nel bollettino di consegna o sulla confezione.
Oltre il marchio “di Mazara”
Il successo del gambero rosso di Mazara, dunque, si fonda sempre più su logiche di branding e mercato, e sempre meno sulla pesca locale. Nella puntata di Laser del 18.05.2026, realizzata in collaborazione con Carlotta Indiano e con il supporto di Journalismfund Europe, la storia del gambero rosso “di Mazara” viene raccontata attraverso le voci dei protagonisti della filiera e il lavoro giornalistico alla base dell’inchiesta: dalla costruzione del marchio alla crisi della marineria, fino alle domande ancora aperte sulla provenienza del prodotto.

Gambero rosso: cosa c’è dietro al marchio di Mazara
Laser 18.05.2026, 09:00
Contenuto audio
