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“Adesso basta!”, la Groenlandia risponde a Trump

Il presidente statunitense ha ribadito le sue mire sull’isola, il premier locale replica - La Francia assicura il suo sostegno a Copenhagen

  • Ieri, 11:09
  • Ieri, 13:03
Il premier groenlandese Nielsen con la sua omologa danese Fredriksen

Il premier groenlandese Nielsen con la sua omologa danese Fredriksen

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Di: AFP/pon 

“Adesso basta!”: con queste parole su Facebook il premier della Groenlandia Jens Frederik Nielsen ha replicato alle minacce di Donald Trump, che ha reiterato l’intenzione di occupare l’isola artica per farla passare sotto bandiera statunitense. “Basta pressioni, basta sottintesi, basta fantasmi di annessione”, ha scritto Nielsen. “Siamo aperti al dialogo, ma attraverso i canali adeguati e nel rispetto del diritto internazionale”, ha aggiunto.

Nelle ore precedenti, interpellato dai giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump aveva ribadito che gli Stati Uniti “hanno bisogno della Groenlandia per la propria sicurezza nazionale” e che la Danimarca non sarebbe in grado di occuparsene. E in seguito aveva aggiunto: “Ce ne occuperemo fra due mesi... parliamone fra 20 giorni”.

L’isola con soli 57’000 abitanti su 2,16 milioni di chilometri quadrati (quattro volte la Francia) fa gola tanto per le sue risorse minerarie in larga misura non ancora sfruttate che per la sua posizione strategica nell’Artico, conteso anche dalla Russia e ora pure dalla Cina. Gli Stati Uniti in Groenlandia hanno una base militare, ma erano una decina durante la Guerra Fredda.

Domenica sera anche la premier danese Mette Fredriksen si era scagliata contro le prese di posizione dell’inquilino della Casa Bianca. “Chiedo agli Stati Uniti di cessare immediatamente le loro minacce contro un alleato storico e contro un territorio e un popolo che hanno chiaramente fatto sapere di non essere in vendita”, ha affermato la premier, ricordando che la Danimarca fa parte della NATO e gode delle garanzie di sicurezza dell’Alleanza. Messaggi di sostegno alla posizione di Copenhagen e Nuuk sono arrivati anche dalla Francia e dal Regno Unito lunedì e in precedenza da tre Paesi nordici (Svezia, Norvegia e Finlandia). Anche l’Unione Europea ha fatto sapere di attendersi dai suoi partner che rispettino l’integrità territoriale dei suoi membri.

Secondo un sondaggio di un anno fa, l’85% dei groenlandesi non ne vuole sapere di diventare statunitense e anzi sono forti le spinte per un’indipendenza anche dalla Danimarca.

L’attacco al Venezuela ha riportato alla ribalta la questione groenlandese, tanto più che in contemporanea la moglie di Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, ha postato su X una mappa dell’isola colorata a stelle e strisce e accompagnata dalla scritta “SOON”, ovvero “presto”. A fine dicembre Trump aveva inoltre gettato benzina sul fuoco nominando un inviato speciale per la Groenlandia. A fine marzo 2025, il vicepresidente JD Vance aveva inoltre visitato l’isola senza essere stato invitato.

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  • Keystone
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