*Dal collaboratore RSI a Londra
La tribuna stampa del Centrale accoglie i primi giornalisti, debitamente accreditati, solo dai quarti di finale. Prima è esclusivo appannaggio di una pletora di imbucati, amici di amici, amanti più o meno attempate. L’attenzione prestata al gioco rivela testata, ruolo, stile narrativo del giornalista. Per dire. Gli editorialisti sono distratti e rilassati, in cerca dell’ispirazione che spesso coincide col décolleté più vicino. Perennemente concentrati, gli inviati delle testate specialistiche accumulano notizie, smash, dichiarazioni, come rigattieri dell’informazione. I blogger sono invariabilmente arruffati e sovreccitati, internauti dell’eretismo digitale.
Chi lavora per i quotidiani rientra in due categorie. Di grande voga, soprattutto negli States, gli statistici, i talebani dei numeri. Dalla memoria elefantiaca, snocciolano record e precedenti senza soluzione di continuità. Non guardano mai il campo, hanno lo sguardo fisso sul pc, o su almanacchi vergati personalmente, alla ricerca dell’ultimo computo. I meno integralisti concedono alla fredda prosa qualche virtuosismo lessicale, pescato a caso dal vocabolario. Sono i primi ad arrivare in sala stampa la mattina, per trascrivere compulsivamente risultati di qualsiasi match.
Ultimi, ma non ultimi, gli equilibristi, danzano sull’orlo della notizia, tra cronaca e fantasia. Una sparuta minoranza. Possono omettere persino il risultato, ma sanno sempre spiegare il perché di una vittoria. Ignorano fieramente il programma di giornata, e sfrontati, abbandonano la sala stampa proprio nel momento clou del tie-break. Ridendo di chi resta aggrappato all’evidenza, come ciambella di salvataggio. Loro nuotato in un’oceano di immaginazione. Spensierati e scanzonati, meritano il soprannome di Dottor Divago.
*Lorenzo Amuso





