*Dal collaboratore RSI a Londra
Eleganti e trasandati, alcuni addirittura in pantaloncini e maglietta, rigorosamente bianca, forse per favorire un’immedesimazione mimetica. Sussurrano o starnazzano, composti o sguaiati. Classificabili in uno spettro d’umanità che spazia dalla burbera zoticaggine alla sublime cortesia. Dall’entusiasmo fanciullesco al cupo cinismo. I frequentatori della sala stampa di Wimbledon sono eccentrici fuoriusciti da un ampio campionario di egotismo. L’anzianità di servizio è un’implicita nota di merito. Anche tra i più refrattari alle celebrazioni.
Questa sera verrà apparecchiata la consueta cena per la stampa, offerta dall’All England Club. Serata di gala e lustrini, durante la quale verranno premiati i colleghi con più Championships tra le dita. Occasione imperdibile per l’affermazione dei diversi solipsismi. Della serie: “Mi si nota di più se vado o non vado?”. Alla fine vengono sempre tutti, ma un po’ di suspense non guasta mai. Così come il ritiro del premio, neanche fosse l’Oscar. C’è chi accompagna il discorso di ringraziamento con forbite citazioni in latino. E chi - per protesta (ma di cosa, non si sa) - fino all’ultimo pensa di mandare al suo posto una giovane apache.
C’è chi finge di non sapere quante edizioni abbia seguito, e chi tiene un conteggio scrupoloso, comprensivo dei giorni di permanenza a Londra. E poi ci sono quelli che vorrebbero anticipare il tempo. Sono i rosiconi, costretti a contare quanti altri party dovranno sopportare in stizzita solitudine. Gli stessi che, invariabilmente non appena cominciano a scrivere, ogni sera sempre alla stessa ora, ricevono la puntuale telefonata della moglie. Un’infausta coincidenza che costa alle sventurate i peggiori improperi, estratti da un catalogo di frustrazioni decennali. Splendori e miserie della vita coniugale in trasferta.
*Lorenzo Amuso





