Dal collaboratore RSI a Londra*
La prima domenica è un non-luogo a Wimbledon. Una sospensione di ansie ed emozioni. Non è prevista nel calendario ufficiale, solo perché – semplicemente - non si gioca. Salvo quando si deve recuperare il tempo perduto, match dietro match, cancellati dal maltempo. Come quest’anno d’altronde, al termine di una settimana fustigata dai continui acquazzoni. Si finisce allora per scompligliare i programmi altrui. Dimentichi di un pomeriggio che, in altre condizoni, condurrebbe altrove. Ben lontano dall’All England Club. La prima domenica resta allora un fuggi-fuggi generale, caotico e incoerente. Di chi , tra cultura e shopping, non ha fretta di scegliere. Con grande rimpianto in sala stampa per i tempi passati. Quando gli articoli del lunedì venivano scritti il sabato precedente, ispirati da una notevole componente vaticinatoria, pur di santificare la domenica.
L’eccezionalità odierna declina presto nello sconforto. La delusione non è solo nella precettazione coatta, quanto nel mancato giorno di riposo. E il giornalista tipo, che non ama immolarsi per la causa, accusa il colpo. Una vera usurpazione, alla quale ciascuno rimedia come può: chi rifugiandosi nei video-games in sala stampa, chi iscrivendosi alla prossima maratona. Mentre serpeggia un disinteresse colpevole, quasi stizzito, per il torneo. I suoi incroci, le sue proiezioni. La domenica diventa così la giornata delle ipotesi più fantasiose, delle scommesse improbabili, delle previsioni più azzardate. La sospensione, in attesa del giorno dei primi verdetti, il lunedì degli ottavi.
*Lorenzo Amuso




