A meno di due settimane dalle votazioni federali dell’8 marzo, emergono conferme, ma anche cambiamenti dal secondo sondaggio elaborato dall’istituto gfs.bern. Sia l’iniziativa sul denaro contante, che il controprogetto, se si fosse votato lo scorso 14 febbraio, sarebbero stati approvati. Tuttavia, sulla base della domanda sussidiaria, la maggioranza avrebbe premiato il controprogetto. Si rafforza invece la bocciatura dell’iniziativa SSR, come anche quella di un fondo per il clima. Si sta invece erodendo l’ampio sostegno alla legge sull’imposizione individuale che verrebbe ancora adottata, ma adesso sul filo di lana.
Ecco, qui di seguito, le tendenze principali e alcune particolarità emerse dall’indagine demoscopica che ha coinvolto 11’754 aventi diritto di tutte le regioni linguistiche del Paese.
Denaro contante, preferito il controprogetto
Cala il capitale a sostegno dell’iniziativa sul denaro, che ora conta un 61% di persone sicuramente o tendenzialmente favorevoli (in perdita di 4 punti percentuali rispetto al primo sondaggio).
Il sostegno, con un 70% di pareri positivi, è maggiore nella Svizzera italiana, mentre nella Svizzera tedesca hanno guadagnato terreno i contrari. Sul piano nazionale il consenso maggiore arriva dalle aree rurali, mentre a livello politico i simpatizzanti di PVL e UDC si situano agli estremi, con un 86% di favorevoli nel campo democentrista e un 71% di contrari tra i Verdi liberali. Il consenso scende con il diminuire del reddito.
Il controprogetto incontra un favore nettamente più forte e, contrariamente all’iniziativa, ha guadagnato terreno raggiungendo il 70% di sostenitori (più 3 punti percentuali). Nel caso di approvazione di entrambi gli oggetti, la bilancia della domanda sussidiaria fa prevalere il controprogetto con il 54% contro il 41% schierato per l’iniziativa. La controproposta diretta del Consiglio federale e del Parlamento vede molto attenuate le differenze a livello di partito, facendo emergere un consenso diffuso. Sul tema l’opinione non è ancora del tutto formata, solo il 69% degli intervistati ha espresso una posizione chiara.
Iniziativa SSR, i contrari salgono al 54%
Appare decisamente più formata l’intenzione di voto sull’iniziativa “200 franchi bastano” che chiede una riduzione del canone radiotelevisivo e l’esenzione per le aziende. Soltanto un 2% si dichiara totalmente indeciso, a fronte di un 85% che sul tema ha maturato un’opinione ferma a favore o contro. Il fronte del “no” è cresciuto al 54% (+2 punti), mentre è calato nella stessa proporzione quello dei “sì”, che si situa al 44%. Gli analisti di gfs.bern rilevano tuttavia che, nonostante il leggero aumento dei contrari, gli effetti della mobilitazione durante il resto della campagna rimarranno determinanti.
Anche questo secondo sondaggio conferma la netta polarizzazione tra sinistra e destra sul tema. Mentre i simpatizzanti dell’UDC sono per circa quattro quinti a favore dell’iniziativa SSR, quelli di Verdi e PS si dichiarano in blocco contrari. La partita si sta giocando nell’area borghese, con una decisa crescita dei contrari tra i sostenitori del Centro e, in maniera un po’ meno marcata, del PLR. La quota del “no” è aumentata anche in quasi tutte le categorie di reddito e istruzione. Soltanto nella fascia tra i 5’000 e i 7’000 franchi per famiglia i favorevoli prevalgono di poco. In termini di genere gli uomini continuano a essere divisi, con una leggera prevalenza dei favorevoli, mentre le donne respingono chiaramente l’iniziativa. Il rifiuto prevale in tutte le fasce d’età, con i più giovani un po’ meno saldi nel campo del “no” rispetto alle altre fasce d’età.
Anche se le differenze regionali restano moderate, e ovunque la tendenza è per la bocciatura, il confronto fra primo e secondo sondaggio, mostra un consolidarsi del “no” nella Svizzera italiana e francese, dove aumentano in modo più marcato i decisamente contrari. Il rifiuto è particolarmente pronunciato nelle aree urbane, mentre l’iniziativa fa più breccia nelle zone rurali. Tra le argomentazioni quella secondo cui il canone è un segno di solidarietà con parti minoritarie del Paese ottiene il consenso più forte (67%).
Fondo per il clima, si rafforza il “no”
Tra i temi in votazione l’8 marzo, l’iniziativa che chiede la creazione di un fondo da destinare al clima vede rafforzarsi la prospettiva di una bocciatura: il 65% dei partecipanti al secondo sondaggio si dichiara decisamente o piuttosto contrario, mentre di segno favorevole è il 31% e il 4% non ha ancora deciso. Rispetto a gennaio il “no” è cresciuto di 5 punti e il “sì” calato di 4.
L’iniziativa climatica ricalca chiaramente le linee politiche di partito. Il campo che la sostiene si riduce di fatto a quello socialista e ambientalista. Tra i sostenitori dei Verdi il “sì” è praticamente unanime. Alla raccomandazione negativa da parte dell’assemblea dei delegati dei Verdi liberali, a metà gennaio, ha fatto seguito in questo secondo sondaggio un deciso aumento dei “no” tra i simpatizzanti del partito. Secondo gli analisti di gfs.bern, questa indicazione di voto ha tolto al progetto l’opportunità di conquistare l’area politica più moderata e quindi anche la capacità di raccogliere una maggioranza.
Nonostante la tendenza a dire “no”, le donne sono più aperte al tema rispetto agli uomini, fra i quali prevale nettamente il rifiuto. Un influsso meno marcato hanno età, istruzione e reddito: i più giovani tendono ad approvare di più il testo, che fra di loro, però, non ottiene una chiara maggioranza.
Nel complesso tra i diversi gruppi prevale il rifiuto. Nel campo dei contrari, a livello di argomentazioni, prevale il timore che i miliardi di investimenti previsti pesino troppo sul bilancio federale. La maggioranza ritiene inoltre che lo Stato si stia assumendo troppe responsabilità con questo fondo, invece di rafforzare iniziative private. Tra i favorevoli l’opinione più convincente è che gli investimenti nelle energie rinnovabili aumenteranno la sicurezza dell’approvvigionamento.
L’imposizione individuale in decisa frenata
Appare invece in decisa frenata il sostegno alla legge sull’imposizione individuale. Il progetto, se si fosse votato il 14 febbraio, sarebbe passato, ma con solo il 52% dei favorevoli. Il fronte del “sì”, rilevano gli estensori del sondaggio, ha perso 12 punti percentuali nell’arco di appena un mese, un calo straordinariamente alto. Sempre secondo gfs.bern, l’incertezza persiste e ciò alla fine può portare a esiti in entrambe le direzioni.
È a livello di partiti che il divario tra i fronti risulta più ampio. Tra la base dell’UDC la percentuale di persone che rifiutano decisamente la nuova legge è in forte aumento. Calano i consensi anche fra i sostenitori del PLR, mentre fra quelli del Centro i pareri negativi sono ora in maggioranza, benché di misura: una situazione quasi diagonalmente opposta, rispetto agli esiti del primo sondaggio. Nel campo rosso-verde il progetto mantiene una maggioranza di intenzioni di voto favorevoli, ma in leggera diminuzione.
L’imposizione individuale perde attrattiva su entrambi i generi, ma è soprattutto tra gli uomini che una chiara maggioranza di “sì” è scomparsa, passando dal 60% al 49%. Il 55% delle donne si dichiara ancora favorevole, ma la quota era del 69% a metà gennaio.
A livello di argomentazioni, la parità di trattamento fiscale tra persone sposate e non sposate continua ad avere l’appoggio più chiaro. Ma in questo secondo sondaggio sono venuti alla ribalta i timori di svantaggi per le famiglie monoreddito e di maggiori oneri per la classe media. L’argomentazione, rilevano i sondaggisti, si sta spostando da una critica puramente astratta della burocrazia accresciuta, verso argomenti concreti sulle fasce penalizzate.
La partecipazione prevista
Infine la partecipazione, che non si scosterà dalla media dell’ultimo quindicennio. Il 48% degli interpellati afferma che sicuramente metterà la propria scheda nell’urna: una percentuale di poco superiore al 47,1% riscontrato nel periodo fra il 2011 e il 2024.
Rispetto al primo sondaggio, i temi in votazione sembrano aver innescato un certo interesse anche nella Svizzera italiana dove è salita dal 38% al 43% la quota di coloro che sicuramente parteciperanno. Sempre a livello regionale, svetta la Svizzera tedesca con il 50% di votanti certi.
Il sondaggio è stato realizzato sulla base delle opinioni raccolte dall’istituto gfs.bern attraverso interviste telefoniche e pagine allestite sui portali d’informazione della SSR. Il margine d’errore statistico, per eccesso o per difetto, è di 2,8 punti percentuali

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Notiziario 25.02.2026, 06:00
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