Da ieri, martedì, sono in vigore dazi del 10% per le esportazioni verso gli Stati Uniti. Donald Trump li ha annunciati dopo essere stato sconfessato sulla sua politica commerciale dalla Corte suprema. Essi, per 150 giorni, sostituiscono quelli che erano già in vigore.
Per la Svizzera, la priorità resta un accordo commerciale per evitare in avvenire brutte sorprese. E in questo la base è la dichiarazione di intenti dello scorso novembre, con dazi al 15%. Oggi Guy Parmelin si è espresso per la prima volta dopo la decisione della Corte suprema USA. “L’altro giorno in Svizzera ci sono stati i primi negoziati a livello tecnico” ed è “previsto di continuare con le discussioni tecniche, ed eventualmente con i capi-negoziatori, nelle prossime settimane”, ha dichiarato il presidente della Confederazione.
E proprio in questi giorni a Washington era presente anche una delegazione di parlamentari svizzeri, per una visita prevista da tempo, ma ora più che mai d’attualità. Hanno incontrato, imprenditori svizzeri e alcuni colleghi membri del Congresso statunitense. A prevalere è una grande incertezza. Ed è per questo che si punta su un accordo in tempi brevi. “È importante che si arrivi a un risultato entro la fine di marzo”, osserva il consigliere agli Stati Damian Müller (PLR/LU), precisando che dopo inizierà il processo politico in Svizzera, l’accordo arriverà in Parlamento e poi magari ci sarà un referendum. Per questo “è fondamentale che ci sia fiducia tra le parti”. Altrimenti “difficilmente un’intesa tra Svizzera e USA potrà essere concretizzata e ottenere il sostegno della maggioranza dei cittadini”, spiega il parlamentare federale.
Un accordo che negli Stati Uniti dovrà però prima di tutto, ed è questa la grande incognita, convincere il capo della Casa Bianca.










