C’è parecchia attesa per la tornata di votazioni di oggi, domenica: quattro temi federali e uno cantonale. Su alcuni dei quali, stando ai sondaggi, sarà interessante analizzare il ruolo di una categoria anagrafica in particolare: i giovani.
A questo proposito, il recente Monitor svizzero dei giovani e della democrazia 2025 mostra un cambiamento significativo nel loro rapporto con la politica. L’interesse cresce in modo netto, soprattutto verso la dimensione globale. Ma questa crescita non è uniforme: è selettiva, tematica e fortemente influenzata dal contesto attuale.
Oltre la metà dei giovani si interessa alla politica
Guerra dei dazi con gli Stati Uniti, conflitto in Ucraina e a Gaza, incertezze economiche: il 2025 è stato segnato da diversi avvenimenti geopolitici che non sono passati inosservati tra i giovani. E il 54% degli interpellati ha dichiarato di interessarsi alla politica internazionale, una quota mai registrata dal 2014, ovvero dall’inizio delle rilevazioni.

Il 54% dei giovani interpellati ha dichiarato di interessarsi alla politica internazionale, una quota mai registrata...
Anche la curiosità per la politica svizzera è cresciuta notevolmente. L’interesse resta però selettivo e fortemente legato alla rilevanza personale. In cima alla classifica troviamo “criminalità”, seguita da “salute mentale” e “discriminazione”. Le differenze di genere sono marcate. Le giovani donne si interessano più spesso di questioni sociali e psicologiche, mentre gli uomini propendono per tematiche di “politica”, di “sicurezza” e di “tecnologia”.
Anche le modalità di informazione stanno cambiando. I canali digitali, come Instagram e TikTok, guadagnano terreno. La famiglia e la scuola rimangono comunque un importante caposaldo. Mentre i giornali stampati perdono rilevanza. Contemporaneamente, si delinea una contraddizione: gli strumenti più usati non sono quelli ritenuti più affidabili. Molti giovani faticano a valutare la credibilità delle informazioni online. Segnale, questo, di sovraccarico e insicurezza nel contesto delle informazioni digitali.
Partecipazione al voto dei giovani solo al 30%
Riguardo alla partecipazione diretta alla politica, anche se l’82% ritiene che le decisioni riguardino tutti, e il 78% crede che i giovani possano contribuire a plasmare il futuro, solo il 30% prevede di partecipare alle prossime votazioni. La partecipazione si esprime soprattutto in forme a bassa soglia, come la firma di iniziative o petizioni online.
Mancanza di tempo, interesse limitato e soprattutto difficoltà di comprensione, rappresentano gli ostacoli principali. In sintesi, emerge una generazione più interessata e consapevole, ma ancora alla ricerca di strumenti, linguaggi e canali che rendano la partecipazione più concreta.
“Forte correlazione” tra la quantità di pubblicità a favore di una proposta e la sua accettazione
Il ricercatore del Poli di Zurigo, Arthur Capozzi, ha analizzato un database di 45’000 inserzioni politiche pubblicate tra il 2021 e il 2025 su Facebook e Instagram, per un totale di 560 milioni di visualizzazioni. Ed ha concluso che esiste una forte correlazione tra il numero di annunci pubblicitari a favore di una proposta e la sua accettazione alle urne.
Se uno è a favore conviene spendere i soldi in advertisement perché è statisticamente più probabile che venga approvato. Invece Capozzi non ha trovato una correlazione tra il numero di annunci contrari e la non approvazione. Gli iniziativisti quindi avrebbero un maggiore interesse ad investire di più in pubblicità sui social.
RG 12.30 del 06.03.2026 Il servizio di Paola Latorre
RSI Info 06.03.2026, 17:23
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